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E' giunto il tempo di andare per un po in vacanza e anche il nostro sito resterà in pausa per un paio di settimane.
In questo anno di attività abbiamo ricevuto, richieste di informazioni da tutta l'Europa, America latina e Asia.
Nipoti di partigiani caduti, ci hanno chiesto informazioni sui loro nonni e siamo riusciti a dargliele.
In ogni momento della giornata c'è qualcuno che naviga tra le nostre pagine.
Abbiamo pubblicato centinaia di pezzi, comunicati e articoli.
Abbiamo una sezione cinema nella quale si possono vedere dei film sulla resistenza o sulla shoah, una sezione che pubblica ricerche storiche, Recensioni di libri, presentazione di artisti a noi vicini, e tanto altro.
L'anpi è una realtà che attira i giovani, che trovano nel sito un mezzo idoneo a soddisfare le loro curiosità.
E poi, come ogni sito c'è un nocciolo duro di visitatori affezionati che seguono i lavori in corso.
Grazie quindi, a tutti voi che ci seguite, ci ritroviamo a metà agosto.
Stefano ghesini

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Wu Ming è il nome di un gruppo di scrittori che scrivono collettivamente. Spesso si occupano di resistenza e sono orientati a raccontare le storie dei deboli.

visita il sito di wu ming è pieno di sorprese


Il gruppo di Wu Ming
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation) è il nome d'arte usato da un collettivo di scrittori formatosi nella sezione bolognese del Luther Blissett Project (1994-1999) e divenuto celebre con il romanzo Q.
A differenza dello pseudonimo aperto "Luther Blissett", "Wu Ming" indica un preciso nucleo di persone, attivo e presente sulle scene culturali dal gennaio del 2000. Il gruppo è autore di numerosi romanzi, tradotti e pubblicati in molti paesi, ritenuti parte del corpus (o "nebulosa") del New Italian Epic.Formazione e significato del nome [modifica]
Ciascuno dei quattro membri ha un nome d'arte individuale, una produzione "solista" e una "voce" autoriale autonoma, riconoscibile dai lettori.


Dal 2000 alla primavera del 2008, la formazione ha compreso:
    •    Roberto Bui (Wu Ming 1)
    •    Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2)
    •    Luca Di Meo (Wu Ming 3)
    •    Federico Guglielmi (Wu Ming 4)
    •    Riccardo Pedrini (Wu Ming 5).
Il 16 settembre 2008 il gruppo ha annunciato l'uscita dal gruppo di Luca di Meo dal collettivo, uscita avvenuta nella primavera precedente[1].
In cinese mandarino "wu ming" significa "senza nome" (caratteri tradizionali: ç„¡å; caratteri semplificati: æ— å; pinyin: wú míng) oppure "cinque nomi" (cinese: 五å; pinyin: wÇ” míng), a seconda di come viene pronunciata la prima sillaba. Il nome d'arte è inteso tanto come tributo alla dissidenza ("Wu Ming" è un modo di firmarsi frequente presso i cittadini cinesi che chiedono democrazia e libertà di parola) quanto come rifiuto dei meccanismi che trasformano lo scrittore in divo[2].
A questa scelta si lega anche la particolare posizione degli autori in ordine al diritto d'autore: tutte le opere di Wu Ming sono infatti pubblicate sotto licenza Creative Commons e dal sito ufficiale del gruppo è possibile scaricare i testi integrali, per i quali è consentita una riproduzione (totale o parziale) in qualunque formato, ed a scopi non commerciali.
"Wu Ming" è anche un riferimento al terzo verso del DàodéjÄ«ng (Tao Te Ching): "Wu ming tian di zhi shi"(無å天地之始), "Senza nome è l'origine del cielo e della terra".

visita il sito di wu ming

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... gli uomini liberi non possono scatenare una guerra, ma una volta che questa sia cominciata possono continuare a combattere nella sconfitta.
Gli uomini-gregge, seguaci di un capo, non possono farlo, ed ecco perchè sono sempre gli uomini-gregge che vincono le battaglie e gli uomini liberi che vincono le guerre.

John Stainbeck da: La luna è tramontata.



Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.

Bertolt Brecht


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L'ANPI di Venezia ha appoggiato il manifesto che chiedeva la liberazione di un gruppo di rifugiati politici imprigionati in Libia, per responsabilità anche del governo italiano.

Comunicato:
Ieri sera i 205 ragazzi eritrei detenuti da 16 giorni nel carcere di Braq, nel sud della Libia, sono stati rilasciati. Nelle stesse ore sono stati liberati tutti i cittadini eritrei chiusi nei vari centri di detenzione in giro per la Libia, circa 400 persone in totale secondo stime delle autorità di Tripoli confermate dalla comunità eritrea. Il rilascio colelttivo - annunciato nei giorni scorsi dalle autorità della Jamahiriya e dal direttore dell'ufficio di tripoli dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) Laurence Hart - è il risultato anche delle pressioni di organizzazioni internazionali come Human Rights Watch e Amnesty International, di alcuni organi di stampa nazionali e della campagna messa in atto da noi gruppi della società civile. Poco prima di essere liberati, i reclusi di Braq sono stati ascoltati dai membri della commissione d'inchiesta voluta dal leader libico Muammar Gheddafi. A loro hanno ripetuto che non vogliono restare nel paese arabo e che non sono immigrati irregolari ma richiedenti asilo, e che come tali vogliono ottenere lo status di rifugiati in un paese terzo che abbia firmato la Convenzione di Ginevra. L'Italia - che ha respinto in mare 103 dei 205 reclusi di Braq, oltre a centinaia di altri potenziali richiedenti asilo - ha espresso la disponibilità ad accettare il resettlement di alcuni di loro. Vedremo nelle prossime settimane se questa disponibilità sarà seguita da fatti concreti, vista anche la responsabilità diretta del governo italiano nella situazione di stallo in cui si trovano oggi centinaia di eritrei in Libia.


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COME UN UOMO SULLA TERRA:
il film sui maltrattamenti subiti dagli esuli africani che arrivano in Libia

   Come un Uomo sulla Terra - guarda il film

Dag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell’inverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, però, si è imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola Libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus punto di incontro di molti immigrati africani coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Qui ha imparato non solo l’italiano ma anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi.

“Come un uomo sulla terra†è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste. Il documentario si inserisce in un progetto di Archivio delle Memorie Migranti che dal 2006 l’associazione Asinitas Onlus, centri di educazione e cura con i migranti (www.asinitas.net) sta sviluppando a Roma in collaborazione con ZaLab (www.zalab.org), gruppo di autori video specializzati in video partecipativo e documentario sociale e con AAMOD – Archivio Audioviso Movimento Operaio e Democratico. Le attività della “scuola di italiano†Asinitas Onlus sono portate avanti con il sostegno della fondazione Lettera 27 e della Tavola Valdese. Il film è stato prodotto da Marco Carsetti e Alessandro Triulzi per Asinitas Onlus e da Andrea Segre per ZaLab. Si ringrazia per la collaborazione al progetto Mauro Morbidelli.
 



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prime foto dalla festa di Ancona


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La questione Slovena:


L'estate concede il tempo di approfondire argomenti che ci sono cari e per i quali noi Partigiani, Antifascisti, Antirazzisti dell'anpi combattiamo.
L'argomento che proveremo ad affrontare è quello della annosa e dimenticata questione slovena. La pubblicazione dei materiali che inseriremo a partire dai prossimi giorni, è importante per ottenere coscienza rispetto al facile revisionismo in atto, ottenuto semplificando tutti i capitoli che riguardano le colpe dei fascisti.
Viaggiare in Slovenia oggi, corrisponde a visitare un piccolo stato dove la democrazia è un valore e una garanzia molto più che nel nostro.
Quel paese aspetta ancor oggi che vengano riconosciute le malefatte dei fascisti, perpetrate durante la politica di italianizzazione e l'invasione, volute da Mussolini ...  

relazione sui rapporti italo sloveni ... leggi
(Pubblicati su Patria Indipendente nel numero di marzo 2007)

questione slovena ... leggi


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25 Aprile a Venezia in video

guarda tutti i video

 

 
in libreria PDF Stampa E-mail






Cento colpi e le sbucciature
un libro di Fulvia Alidori
Florence art edizioni

"Cento colpi e le sbucciature" è la storia del "rosso" e del "voga", del "lisca", del "bomba", del "secco", di "renatino" e di tanti altri ragazzi che, nel crescere, vivono la Firenze degli anni Trenta, in pieno fascismo, e poi la Resistenza. Quest'ultima coincide con il divenire adulti: essere partigiani è per loro occasione di conoscenza e di incontro con persone appartenenti a classi sociali diverse, significa confrontarsi con idee anche lontane, ma capaci di trovare un linguaggio comune.



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Autore:  Biagi Enzo 
Editore:  Rizzoli 
Genere:  storia d'europa
Argomento:  resistenza italiana
Collana:  Saggi italiani
Prezzo: 18,50

Il giovane Enzo era fresco di matrimonio quando si rifugiò sulle montagne per aderire alla Resistenza nelle brigate di Giustizia e Libertà. Giudicato troppo gracile per combattere, il suo comandante pensò che il partigiano Biagi avrebbe servito meglio la lotta antifascista facendo il suo mestiere: così gli venne affidata la stesura del giornale "Patrioti", del quale era in pratica l'unico redattore. Del giornale uscirono tre numeri, fino a quando i nazisti non individuarono la tipografia e la distrussero. Appena tre numeri, eppure Biagi considererà sempre quell'anno di clandestinità, quei "quattordici mesi" da partigiano, come il momento più importante della sua vita, alla base della sua etica, nel lavoro come nella vita. Progetto sempre cullato e mai ultimato, "I quattordici mesi" è un libro che ripercorre l'intera opera di Biagi, raccogliendone memorie e brani d'epoca oggi introvabili. Un testo che ci riporta indietro nel tempo per raccontarci la storia di un giornalista clandestino che si rifugiò sulle montagne. Lo stesso giornalista che, un anno dopo quel fatidico viaggio in bicicletta, annuncerà alla radio della quinta armata la liberazione di Bologna.



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Il romanzo dei Mille 

Autore Claudio Fracassi

Mursia, 416 pagine

prezzo 19 €

 

Il libro ripercorre, con un avvincente stile da romanzo, le scene e i retroscena quotidiani dell’impresa di Giuseppe Garibaldi e dei suoi uomini: una narrazione di tutte le battaglie, dei rapporti dei Mille con la popolazione siciliana e con i “picciottiâ€, sullo sfondo del crollo del potere borbonico in Sicilia.
L’autore, che nel 2009 aveva raccontato l’attentato anarchico del 1967 a Roma nel suo “La ribelle e il Papa re†(edito anch’esso da Mursia), ora si sofferma su un altro importantissimo capitolo del Risorgimento italiano, con un racconto che esce dai vincoli del revisionismo storico o dai resoconti delle cronache ufficiali.
I Mille, in realtà 1.089, erano un gruppo abbastanza eterogeneo per provenienza, ceto sociale e per motivazioni personali: comprendevano molti siciliani, ma anche tantissimi giovani lombardi, toscani e veneti, partiti “per liberare il Sudâ€: tra i tanti, c’erano “il patriota sfuggito alle galere, il siciliano in cerca della patria, il poeta in cerca d’un romanzo, l’innamorato in cerca dell’oblìo, il miserabile in cerca d’un pane, l’infelice in cerca della morteâ€. Per le cancellerie europee si trattava di “una banda di filibustieriâ€, per Cavour la loro era una “folle†impresa: in effetti, dopo il loro sbarco a Marsala senza divise, con fucili vecchi e quasi inutilizzabili, e con pochi soldi, la loro vittoria sull’esercito borbonico del Regno delle Due Sicilie sembrava davvero impossibile.
Il volume parte dallo scambio di messaggi cifrati alla vigilia della partenza da Quarto e prosegue con il finto sequestro delle navi, la traversata in mare, la fredda accoglienza iniziale e il crescente entusiasmo dei siciliani, la fame negli accampamenti, la paura e le lotte corpo a corpo, le barricate a Palermo; il tutto sullo sfondo del crollo del regime, degli intrighi della diplomazia e della partecipazione interessata dell’opinione pubblica europea: un valido strumento per ripercorrere l’affascinante impresa cha ha reso l’Italia unita.

 

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editore: In dialogo

Un volume dedicato alla Resistenza delle donne fra il 1943 e il 1945. Gli interventi a carattere storico di Giorgio Vecchio e Elisabetta Salvini, insieme alle numerose testimonianze raccolte, consentono di colmare un vuoto nella dettagliata ricostruzione di un fenomeno complesso e unico nella storia del nostro Paese. Dopo decenni nei quali si è identificata la Resistenza con la figura eroica del partigiano con il fazzoletto rosso al collo e il fucile in mano, oggi emerge la consapevolezza di una molteplicità di altre importanti figure, tra cui quelle di molte donne, di ogni classe sociale, e di tanti cittadini comuni, di preti, suore e frati.


                                          

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Renzo Biondo - Il verde, il rosso, il bianco, 
Padova, C.L.E.U.P, 2002. 

Sono rare le pubblicazioni nelle quali ci si sofferma sulla vita quotidiana dei partigiani: problemi logistici, psicologici, rapporti fra le formazioni, questioni politiche, giudizi sui comandanti. L'originalità di questo libro - dedicato alla V brigata Osoppo e alla collaborazione tra azionisti, comunisti e cattolici nella brigata mista "Ippolito Nievo" - sta appunto nel racconto di vicende di cui poco si è letto: come nasce la formazione, come si sviluppa passando dalla banda iniziale a distaccamento e poi a brigata per arrivare alla costituzione di un vero e proprio esercito "paramilitare". Un lavoro meritorio volto a far rivivere la memoria di una pagina gloriosa di Storia Patria. 
(dalla prefazione di Aldo Aniasi)


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Il primo giorno d'inverno. Cervarolo, 20 marzo 1944. Una strage nazifascista dimenticata.

Autori: Storchi Massimo, Rovali Italo  


Editore: Aliberti (collana Strorie e personaggi)


Nel marzo 1944 fu condotta dalle truppe tedesche una serie di operazioni sull'Appennino reggiano-modenese, con l'appoggio di reparti della Gnr fascista nell'intento di distruggere le nascenti formazioni partigiane. Il 18 marzo l'obiettivo fu il crinale modenese del Dragone-Secchia. Le vittime furono centotrentuno. Sul versante reggiano l'azione, condotta da altre unità della medesima divisione, prese avvio il 20 marzo. Civago e Cervarolo furono investiti da una preordinata manovra di rastrellamento. A Cervarolo vennero fucilate ventiquattro persone: uomini innocenti tra i diciassette e gli ottantaquattro anni, tra cui un povero paralitico e l'anziano parroco. Dopo aver depredato il paese, i tedeschi fecero allontanare le donne e mitragliarono gli uomini, quindi incendiarono le abitazioni. Solo tre persone scamparono alla morte. Per oltre sessantacinque anni non è stato possibile determinare le responsabilità individuali del massacro. Solo dopo il 1994, con l'apertura a Roma dell'Armadio della vergogna, dove erano stati occultati negli anni Sessanta i fascicoli relativi all'inchiesta compiuta nell'immediato dopoguerra, il percorso della giustizia è stato riavviato. Le indagini condotte dalla Procura militare di La Spezia hanno portato a un processo che ha preso avvio nel novembre 2009 presso il Tribunale militare di Verona.
Cervarolo. La storia e la memoria

 

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ricerche: resistenze PDF Stampa E-mail


Quali erano le fazioni e i movimenti che hanno partecipato alla resistenza?
La resistenza è stato un momento storico di straordinaria collaborazione e vicinanza di forze di estrazione e orientamenti molto diverse tra loro. Alcune minoritarie, altre più numerose, a conferma che il fascismo era solo.

In queste pagine si riportano i risultati di una ricerca svolta nella rete, sulla quale possiamo ottenere delle informazioni. Naturalmente, come per tutti i contenuti presenti nel web, devono essere lette con senso critico, poichè non sempre vi sono i termini per appurare la veridicità storica delle informazioni.


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Info antifasciste: PDF Stampa E-mail

 La Resistenza a Venezia sulle pagine del sito del liceo Marco Polo 

A Venezia aderirono alla Resistenza anche cattolici, laici e preti; al contrario di come si pensa il movimento abbracciò anche gli anni del regime e non solo l’ultimo anno e mezzo.
L’appartenenza dei giovani alla Resistenza era in relazione alle idee sviluppate in famiglia, per molti di questi il passaggio fu una questione di coscienza tra il fatto di sentirsi cattolici e non osteggiare il fascismo.
La Chiesa giocava un ruolo importante, ma ancora di più dell’Azione Cattolica che era incentrata nel programma "Preghiera-Azione-Sacrificio" sul quale i giovani, venivano sollecitati fin da bambini.
Molti preti, soprattutto giovani e privi di esperienza dal punto di vista storico, riuscivano ad influenzare i giovani del tempo, questo anche grazie al pensiero filofascista del patriarca che non era ben visto dal clero ... 

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Enrica Berti 25.4.2010 PDF Stampa E-mail




25 aprile 2010
ore 18.00 davanti alla Partigiana





Cittadine e Cittadini, Partigiane e Partigiani, Autorità, Egregio Sindaco:

davanti a quel che resta del monumento che l’amministrazione veneziana ha voluto per rappresentare le donne partigiane combattenti, distrutto nel 1961 da una bomba fascista, e poco lontano dalla Partigiana Morente di Augusto Murer, recentemente restaurata, il mio pensiero va ai giovani di oggi.
L’altro giorno li osservavo in battello, andando a Murano. Osservavo gli sguardi di alcuni adulti infastiditi per la loro esuberanza eccessiva che rasentava la maleducazione. E pensavo che comunque non sono potenzialmente inferiori agli eroici RAGAZZI DELLA RESISTENZA che Primo De Lazzari ha accuratamente descritto in questo libro (Teti Editore, Milano, 2008). La differenza è che si trovano in una società che li assopisce, salvo lamentarsi poi per come si comportano, quasi dipendesse da loro, e non dagli adulti che li hanno cresciuti ed accompagnati nei primi passi… Questo mondo degli adulti che non li ascolta e preferisce “farli star boni†davanti allo schermo con i giochi elettronici. Questo mondo degli adulti che li fa viaggiare, talvolta anche vorticosamente, ma non li stimola all’osservazione, al pensiero e non sempre risponde a quella curiosità che i bambini hanno innata: è per questo che appena riescono a parlare pongono domande continue, spesso senza ottenere una risposta soddisfacente, che non significa necessariamente “erudita†al punto da essere inattaccabile ma che dovrebbe essere inattaccabile in quanto contraddistinta dallo scopo principale di far capire al bambino che abbiamo considerazione e stima di lui  e cerchiamo di dargli delle spiegazioni semplici o sappiamo dirgli umilmente “non lo soâ€, magari andando a cercare insieme la risposta.
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ricerche: l'Istria PDF Stampa E-mail

in queste pagine è in corso una ricerca di documenti e testimonianze che speriamo essere utile a ricostruire un po' di verità attorno a fatti che dai media ufficiali vengono trattati con eccessiva leggerezza.

Gli eventi tragici dell'italianizzazione fascista, dell'invasione della jugoslavia e le cruente repressioni fasciste, della guerra di resistenza italiana e slava, della tragedia delle foibe, del dopoguerra, vanno necessariamente ricondotti alla storia intera della relazione tra veneti e slavi e poi tra italiani e slavi. Leggerla parzialmente, solo seguendo una traccia di eventi scollegata, è innanzitutto irrispettoso nei confronti delle vittime e delle loro famiglie.

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