20.02.2011 Mestre
Congresso provinciale.
15° congresso Provinciale dell'ANPI di Venezia Mestre 19 Febbraio 2011
Relazone introduttiva del presidente Marcello Basso
Carissimi ospiti, care compagne, cari compagni
Apro questo Congresso nel nome di Gianmario Vianello che non è più da quasi tre anni.
Gianmario si affaccia sulla scena politica come partigiano e la conclude come Presidente provinciale dell’ANPI Veneziana.
Un lungo filo rosso per una delle figure culturali e politiche più rappresentative della città di Venezia.
Di lui voglio qui ricordare la profondità del pensiero politico uguale solo alla sensibilità e umanità che sapeva esprimere.
Gianmario trasmetteva, in chi lo conosceva, persino un fascino particolare, un fascino che discendeva dalla sua squisitezza umana e culturale, dai toni pacati, dalle parole convincenti, dall’argomentare raffinato e colto, dalle parole pensate che non uscivano mai a caso.
Il suo vivere ha avuto per fondamento una scelta di vita, la scelta di non vivere solo per se stesso.
Il Centro di documentazione Aldo Mori, su proposta di Aldo Camponogara, assieme all’ANPI, all’Istituto Storico, alla Fondazione Pellicani e alla famiglia, sta lavorando per una pubblicazione con la quale ci si propone di mettere assieme gli aspetti che di più hanno caratterizzato la vita dell’uomo, del politico, del partigiano.
Per l’ANPI provinciale si tratterà di un grande appuntamento per la riuscita del quale l’intera Associazione dovrà dare il proprio contributo.
Assieme a Gianmario, voglio ricordare, oggi, anche tutti gli altri partigiani e partigiane che ci hanno lasciato.
Sul loro esempio, sul loro coraggio, sulle loro scelte di vita, noi più giovani, a nostra volta, abbiamo maturato le nostre scelte di vita.
L’ANPI che va a congresso è più forte.
E’ un’ANPI finalmente nazionale, presente in tutte le 110 province italiane.
E’ un’ANPI che sta decollando anche in quel Sud che non ha conosciuto l’occupazione nazista, ma che i suoi figli hanno subito, dopo l’8 settembre ’43, la deportazione o hanno dato un contributo anche di sangue, alla lotta partigiana nel Nord Italia.
L’ANPI è più forte; conta a livello nazionale quasi 110.000 iscritti ma è proiettata verso i 150.000.
A Venezia passa dai 1680 iscritti del 2009 ai 2050 del 2010, ma per il 2011 sono già state distribuite 2500 tessere.
C’è, nei confronti dell’Associazione, una straordinaria attenzione nel mondo della cultura e dell’intellettualità .
Il sindacato, la CGIL in particolare, ci sta aiutando.
A tal proposito approfitto per ringraziarla nella persona del segretario regionale, Emilio Viafora, per la straordinaria disponibilità dimostrata in occasione della manifestazione nazionale contro il razzismo e per l’aiuto datoci anche nella giornata odierna.
Ci riempie altresì d’orgoglio sapere che nella Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia si è costituita una sezione dell’ANPI.
Ci piace la motivazione adotta dal Segretario Roberto Montagner: “E’ necessario come antifascisti essere impegnati a tutelare, assieme all’ANPI, i valori di libertà e democrazia in difesa dei principi che ci sono stati consegnati dalla Resistenza e dalla Costituzioneâ€.
Grazie Roberto! Il nostro grazie va anche al Comune di Venezia. Ci è sempre stato vicino, presente alle nostre iniziative, sensibile ai temi della memoria.
Un grazie anche alla Provincia di Venezia che in passato ha finanziato i viaggi della memoria.
Un grazie particolare anche alla Giunta Regionale del Veneto per l’approvazione della legge a sostegno della memoria e del ricordo di cui poi dirò.
L’Associazione va a congresso sulla base di una relazione e di un documento programmatico che sono stati discussi nei 31 congressi di sezione.
E’ un buon documento, adeguato ad un congresso storico e alla fase di evoluzione che l’ANPI sta vivendo da quando ha deciso di sopravvivere ai vecchi partigiani aprendo le porte agli antifascisti.
Sono dell’idea che vanno superate le resistenze che possono frenare l’importante evoluzione, ma, nel contempo, va prestata la massima attenzione per evitare lo snaturamento dell’associazione.
Tale snaturamento può essere impedito se l’ANPI riuscirà a non separarsi da due tratti che ne hanno caratterizzato l’essere e l’attività in tutti questi anni: la salvaguardia della memoria e la difesa, nonché la battaglia per l’applicazione, della Costituzione della Repubblica Italiana.
La memoria innanzitutto!
Per l’ANPI la memoria deve diventare sempre di più, dovere dello Stato, delle istituzioni, della scuola e dell’università .
Una memoria fortemente coniugata al presente e al futuro, in grado di diventare, essa stessa, strumento e fondamento di una battaglia politica moderna che vogliamo chiamare con una parola altrettanto moderna: antifascismo.
Memoria intesa non come eredità di un odio o di una vendetta, ma costitutiva la vita civile e politica del Paese.
Memoria non come un melanconico rifugio, ma attuale e vitale esigenza di impegno per la difesa della Costituzione.
Per questo l’ANPI è attenta ad impedire che vengano messi in discussione aspetti cruciali della storia contemporanea, così come è successo negli ultimi anni.
C’è stato chi ha preparato con cura il terreno, minimizzando lo sterminio degli ebrei, qualcuno, persino, negando l’esistenza delle camere a gas.
Si è tentato di fare valere una storiografia afascista, comunque di qualunquismo storiografico.
Si è invitato a cogliere gli aspetti positivi del fascismo denigrando, nel contempo, il movimento partigiano.
Si è insistito sul fatto che i morti sono tutti uguali, con l’obbiettivo di rivalutare storicamente le canaglie repubblichine, tentando, pertanto, di far valere quella che Norberto Bobbio ha definito come “abominevole equidistanzaâ€.
Si voleva, in una parola, accomunare vittime e carnefici, dimenticando che c’è un principio che divide quelle vite: il principio che divide la civiltà dalla libertà , dalla cosiddetta civiltà dei cimiteri, dei reticolati e del cono d’ombra dell’olocausto.
Anche per noi i morti sono tutti uguali;
di fronte alla morte il giudizio si arresta, ma fermo e dirimente rimane il giudizio sulle vite consumate.
E quelle vite possiamo continuare a giudicare: le vite per la libertà e le vite per il regime.
“Tutti uguali di fronte alla morte, non di fronte alla storiaâ€, ha affermato Italo Calvino.
Dimenticare questa verità significherebbe, appunto, smarrire il senso stesso della storia.
Significherebbe accettare il pensiero di Gian Paolo Pansa per il quale quello che è successo tra il ’43 e il ’45 fu guerra civile.
E, in questo caso, gli ex amministratori di Chioggia e quelli attuali di Mirano potrebbero ritenere di essere nel giusto intitolando vie ed aule magne a Giorgio Almirante.
Ma, per l’ANPI e gli antifascisti, non fu guerra civile e, permettetemi di insistere su questo perché altre provocazioni potrebbero essere tentate in altre città della nostra provincia.
Non fu assolutamente scontro tra italiani ed italiani, perché chi ha vestito le divise delle Brigate Nere, della MAS, della Muti, delle Ausiliarie, delle SS italiane e della Folgore, non rappresentava l’Italia, ma apparteneva a bande di neri criminali.
Definire la Resistenza guerra civile corrisponde a negarne il suo alto valore, significa abbassarla ad un mero scontro di due fazioni dentro lo stesso ordinamento statale, mettendo sullo stesso piano fascisti e resistenti.
Non è possibile né sul piano del diritto, né sul piano della realtà storica.
La Resistenza è iniziata contro i tedeschi invasori ancora quando il fascismo di Salò non esisteva.
La Repubblica di Salò nasce per determinazione di Hitler e dopo l’occupazione nazista dell’Italia.
Fu fantoccio dell’occupante nazista, nonché dittatura terroristica e sanguinaria.
Il 18 settembre ’43 la radio di Monaco trasmette il programma di fondazione della Repubblica Sociale, letto dallo stesso Mussolini che giura fedeltà ad Hitler.
Gli italiani detestarono il fascismo fin da subito, basti ricordare che ben 100.000 giovani italiani, chiamati alla leva nel novembre ‘43 non si presentano, disertano, fuggono in montagna e vanno ad ingrossare le file partigiane.
Nei confronti di questi giovani i vari Almirante firmano i proclami: fucilazione per chi non avesse risposto alla chiamata alla leva.
Anche i militari italiani insorgono da Cefalonia a Corfù, dalle isole dell’Egeo ai Balcani, pagando un alto tributo di sangue.
Così fu anche in Patria dove i militari, assieme alle forze alleate, iniziano a risalire la penisola.
Così fu anche per il 98% dei militari italiani fatti prigionieri.
Oltre 600.000 preferirono, piuttosto che arruolarsi nella Repubblica di Salò, condividere la dura sorte di ebrei, antifascisti, rom e omosessuali, subendo la deportazione.
Preferirono, cioè, accettare di affrontare la indicibile sofferenza dei lager, piuttosto che accogliere i pressanti inviti a rientrare in Italia per combattere contro gli alleati.
Definirei questa determinazione una straordinaria condanna morale del fascismo che non ammette dubbio alcuno.
Il fascismo dopo il ’43 fu ripudiato dal popolo italiano in modo inequivocabile!
Né la Resistenza avrebbe potuto avere successo se questo popolo non fosse stato d’accordo e partecipe.
Sul piano internazionale lo stato repubblichino fu riconosciuto solo dall’ustascia croato Ante Pavelic, un criminale di guerra.
E, infine, sappiamo, i nostalgici repubblichini tentano di fare dell’Italianità la loro bandiera dimenticando che la Repubblica di Salò accettò supinamente che la giurisdizione tedesca si appropriasse delle province di Belluno, Trento e Bolzano, così come assistette, senza reazione alcuna, al fatto che i Tedeschi si attribuissero Trieste, Gorizia e tutto il litorale Adriatico.
Gli italiani, veri, fecero ben altro: sostennero il movimento partigiano e , alla fine, insorsero contro la dittatura.
Si sa che le guerre civili hanno ben altra connotazione: Cesare e Pompeo, Mario e Silla, sono esempi classici di guerra civile.
Anche in Spagna, laddove, cioè, fazioni contrapposte dello stesso ordinamento statale si affrontano in armi per la conquista del potere politico.
Ma vorrei anche dire che se la Resistenza non fosse stata guerra di Liberazione nazionale Nord e Sud non si sarebbero unificati, e, ancor di più non avremmo avuto la forza di darci la Costituzione.
E’ proprio la Resistenza a salvare l’Unità nazionale.
E’ risaputo quali fossero le mire territoriali jugoslave: si proponevano di annettere, oltre all’Istria e Trieste, anche gran parte del Friuli.
E’ risaputo anche delle mire francesi su Ventimiglia, Valle d’Aosta e arcipelago Toscano.
Se tali mire non ebbero seguito fu possibile perché De Gasperi a Parigi poté difendere, di fronte ai vincitori, l’unità d’Italia richiamandosi al prezzo pagato dal popolo italiano nella guerra di Liberazione e al suo rifiuto del Fascismo.
Quel fascismo che si era sporcato le mani di sangue, segnando una storia che è storia dell’infamia.
E’ storia dell’infamia, nel ’39, l’occupazione dell’Albania e l’invasione della Grecia.
E’ storia dell’infamia la guerra in Africa e l’aggressione della Russia. Quella Russia che ha lasciato sul campo quasi 20 milioni di morti per far fronte alle truppe tedesche e italiane.
E’ storia dell’infamia, nel ’41, l’invasione della Jugoslavia da parte di 56 divisioni italiane e tedesche (oltre 500.000 soldati).
E, per le popolazioni slave, che per secoli vissero in pace, fu l’inizio di un vero e proprio calvario: paesi incendiati, uomini e donne deportati, partigiani fucilati.
Questo lo abbiamo ricordato nelle celebrazioni del giorno del cosiddetto ricordo; assieme ad una spiegazione di che cosa significò, soprattutto per le popolazioni istriano-dalmate, il ventennio fascista: un vero e proprio genocidio, persino culturale, preannunciato, del resto, da Mussolini nel suo discorso a Pola nel 1922:
“Nei confronti di una razza primitiva e barbara come quella slava ci vuole il bastone e non la carotaâ€.
Fu proprio Mussolini a far prevalere l’equazione italiano uguale a fascista, equazione che gli slavi non dimenticarono dando vita alla più straordinaria lotta di liberazione che l’Europa ricordi.
Solo con questa analisi compiuta dalla storia possiamo affrontare la questione delle foibe e il dramma dell’esodo.
E, siamo del’idea, che i nostri Governi anziché incentivare le fiction televisive dovrebbero in primis adoperarsi per l’approvazione del documento italo-sloveno che, a quanto ci consta, è finito in un cassetto.
Il Consiglio Regionale Veneto ha recentemente votato una legge con la quale finanzia iniziative sulla giornata della Memoria e sulla giornata del Ricordo. ringraziamo il Consigliere Regionale Pietrangelo Pettenò presentatore della legge.
Le iniziative che l’ANPI, assieme agli Istituti storici,sottolinea la feconda collaborazione ha organizzato sono caratterizzate dalla scientificità e dal pluralismo e puntano a fornire alle scuole ed ai giovani materiale e strumenti di lavoro che stimolino la ricerca storica libera.
Questo è il nostro intento e l’ANPI lo porta avanti in totale autonomia.
Lo sappia anche l’assessore Donazzan: le idee dell’ANPI, la sua visione della storia e di quello che è successo tra il ’40 e il ’45 non sono in vendita per nessuna cifra, tantomeno per i preziosi 50.000 Euro che la Regione Veneto ha voluto metterci a disposizione.
L’ANPI che si innova, ma che non vuole snaturarsi, accanto alla memoria si batte per la difesa e l’applicazione della Costituzione della Repubblica Italiana.
L’ANPI ritiene che la Costituzione sia ancora viva, moderna, inviolabile quanto i principi che afferma.
La Costituzione non è un residuato bellico, come qualcuno vorrebbe, ma ha saputo dare fondamenta solide e prospettive di lunga durata al nuovo edificio dell’Italia.
E sono fondamenta che poggiano sui valori maturati nella lotta contro il fascismo, nella convinzione che la Costituzione non appartiene solo alla Sinistra ma a tutti gli italiani.
I valori dell’antifascismo e della Resistenza non rimasero mai chiusi in una logica di rifiuto e di contrasto, ma sprigionarono sempre nuovi impulsi propositivi e poterono perciò tradursi, con la Costituzione, in principi e diritti condivisibili anche da quanti rimasero estranei all’antifascismo e alla Resistenza.
Per questo pretendiamo il rispetto della Costituzione, da parte di tutti!
L’ANPI è con la Costituzione soprattutto in tema di lavoro, di sovranità che spetta al popolo, di scuola che, assieme all’università , non può sfornare disoccupati.
In tema di guerra che l’Italia ripudia; serve, su questo tema, un aggiornamento delle ragioni che vedono l’Italia ancora presente in Afganistan, una nuova strategia necessariamente messa a punto a livello Europeo con la promozione di una conferenza a livello internazionale.
L’Europa, governata dalla destra, è bloccata dall’immobilismo più assoluto.
Non parla al mondo, non partecipa davvero ad una nuova regolazione dei processi globali, non è portatrice di un contributo peculiare, di un suo modo di declinare i valori democratici e universalistici dell’Occidente, ponendoli al servizio di un nuovo assetto globale.
Noi vorremmo che dall’Europa venisse l’idea che la democrazia non è una formuletta, che si può essere occidentali cercando la reciprocità e il dialogo, che, insomma, si può essere occidentali senza fare le guerre.
Con la consapevolezza che l’art. 11 della nostra Costituzione nasce non dalla testa di pochi uomini illuminati, ma dalla tragedia di milioni di uomini.
Il mondo, in questi giorni, assiste ad un avvenimento inedito e sorprendente: un’onda umana che, in Africa, travolge il mondo arabo per denunciare le condizioni di vita, chiedendo pane e lavoro, ma anche per reclamare la fine delle dittature, la libertà e la democrazia.
Ebbene, di fronte a questa inedita situazione, l’Europa, assieme all’Italia, non c’è, non risponde, tace o parla con infinita prudenza.
Per fortuna Obama ha detto qualcosa.
L’ANPI è con la Costituzione anche in tema di uguaglianza.
Per questo è impegnata in una quotidiana lotta contro il razzismo, che equipara ad un nuovo fascismo, convinta che nel mondo ci sia un’unica razza quella umana.
Rispetta i lavoratori immigrati e quanti fuggono dalle guerre e dalle oppressioni. Ha presente la dichiarazione dei diritti dell’uomo al suo primo articolo: “tutti gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e dirittiâ€.
L’ANPI concorda con il Presidente Napolitano intervenuto alle celebrazioni del 27 gennaio: “Dobbiamo sapere che il primo seme avvelenato, il primo germe distruttivo è quello dell’intolleranza, del nazionalismo e del populismo che si traducono in demonizzazione e odio del diverso e dello stranieroâ€.
L’ANPI invita alla vigilanza e alla pronta denuncia dovunque quel germe si manifesti, in qualsiasi forma. Come ha fatto a Mirano con la manifestazione nazionale contro il razzismo.
L’ANPI Veneziana è orgogliosa che tale manifestazione sia stata ricordata nel documento nazionale.
L’ANPI, stando dalla parte della Costituzione, è anche perché la legge sia uguale per tutti ed è consapevole che le leggi ad personam tendono a tutelare giudiziariamente il premier.
E’ con la Costituzione in tema di divisione dei poteri e si preoccupa per i continui attacchi alla Magistratura e alla Corte Costituzionale, convinta che le istituzioni di controllo e di garanzia non possono essere viste come elementi frenanti del processo decisionale.
La situazione politica ed economica italiana è, in modo sempre più preoccupante, segnata dal degrado e da una vera e propria crisi della democrazia.
L’Italia è ormai un Paese con le pile scariche, che non cresce.
Il Governo balbetta e si occupa di altro.
L’immagine è quella di un Paese abbandonato, smarrito nella nebbia di un illusionismo mediatico che tenta di riscrivere la realtà reinventandola, con una narrazione piuttosto spettacolare:
“L’Aquila è già stata ricostruita, Napoli è già stata pulita, la scuola e l’università sono già state risanate dalle innovazioni del Ministro. Adesso faremo le riforme, il federalismo, il risanamento dell’economiaâ€.
Si tratta di racconti autocelebrativi e bugiardi.
Ogni sguardo al nostro Paese ripropone tutti i nodi di una transizione drasticamente fallita, o, meglio, mai iniziata.
Illumina il riemergere, in forme modificate ed aggravate, della crisi istituzionale ed etica che aveva portato al tracollo dei primi anni novanta.
Allora fu travolto il sistema dei partiti su cui si era basata per mezzo secolo la storia italiana; dopo meno di vent’anni è, di fatto, entrata in agonia quella che era stata chiamata, metaforicamente, seconda Repubblica.
PDL e Lega si sono dimostrate forze poco provviste di reali culture costituenti e incapaci, al tempo stesso, di disegnare un insieme di regole sociali e di orientamenti programmatici.
Incapaci anche solo di abbozzare un progetto credibile per un Paese attraversato da sconvolgimenti profondi, in primo luogo sul terreno del lavoro e dell’etica collettiva.
Ma qualcosa di nuovo sta avvenendo nella società italiana: protagonisti gli studenti e gli insegnanti prima, gli operai dopo, e ora le donne.
La manifestazione delle donne di domenica è stata un evento straordinario che non rimarrà certamente confinato in quell’unica eccezionale giornata.
La sensazione è proprio quella che non si tratti di una fiammata destinata a spegnersi, l’esasperazione di un giorno, una generica contrapposizione tra piazza e palazzo.
Ci ha ricordato Primo Levi che “per vivere occorre una identità , ossia una dignità â€.
E la battaglia per la dignità ha una forza unificante.
Come ha efficacemente scritto recentemente Stefano Rodotà : “Se la rivoluzione dell’eguaglianza era stato il connotato della modernità , la rivoluzione della dignità segna un tempo nuovo, è figlia del Novecento tragico e apre l’era della costituzionalizzazione della persona e dei nuovi rapporti che la legano all’innovazione scientifica e tecnologicaâ€.
La manifestazione di domenica, con evidenza particolare, rivendica il diritto a “un’esistenza libera e dignitosaâ€. Sono le parole che leggiamo nell’art. 36 della Costituzione.
Diritti della persona, lavoro, conoscenza non sono astrazioni, ma rinviano a problemi concreti, individuano la vera agenda politica, dovrebbero pertanto essere assunte da tutte le forze dell’opposizione.
E’ tempo che il sistema della corruzione delle coscienze e di avvilimento della democrazia, cessi.
E’ un sistema che ha invaso la vita pubblica e l’ha squalificata agli occhi dei cittadini. Proprio questi ultimi che non c’entrano con questo sistema, chiedono diritti e non favori, legalità e non connivenza, sicurezza e non protezione; chiedono lo stato di diritto, l’eguaglianza di fronte alla legge, il rispetto delle istituzioni e della dignità delle persone, soprattutto quelle più esposte ai soprusi dei prepotenti: le donne, i lavoratori a rischio del posto di lavoro, gli immigrati.
Il diktat di Marchionne agli operai della Fiat è solo la punta dell’iceberg di un sistematico attacco all’autonomia della democrazia che mira a sottomettere le società planetarie al potere esclusivo dell’economia.
Contratto collettivo e sindacato, i due strumenti che dall’Ottocento hanno cercato di colmare il dislivello di potere tra datori di lavoro e lavoratori, vengono variamente svuotati.
Se l’efficienza è l’unica bussola rischiamo di tornare alla â€gestione industriale degli uominiâ€.
Questo ci è dato di capire dalla vicenda Fiat!
Le ragioni di Marchionne sono palesemente quella della globalizzazione.
L’ANPI nazionale si è interrogata e ha concluso che in primis devono valere le ragioni della democrazia, non accettando che il lavoro sia separato dagli altri diritti e ritorni ad essere una merce, una semplice prestazione.
Per l’ANPI vale sempre la Costituzione: insieme con i diritti il lavoro deve continuare ad essere elemento di dignità e di emancipazione.
La reazione degli operai sta a significare che l’Italia si sta risvegliando; ma la lunga stagione dell’antipolitica non è finita; continua a dominare la società e la cultura italiana sin dai tempi della crisi dei grandi partiti, agli inizi degli anni Novanta. E chi ha saputo interpretare nel modo migliore la stagione dell’antipolitica è stato il Presidente del Consiglio, che l’ha alimentata con successo.
Chi comanda può ottenere fiducia e fedeltà anche dal popolo che può, alla lunga, introiettare una serie di stili di vita e di valori appositamente scodellati a uso e consumo proprio di chi comanda.
Questo è quanto è successo nel ventennio berlusconiano.
Dall’egemonia culturale della Sinistra siamo passati ad una egemonia sotto culturale della Destra, come sostiene in una recente pubblicazione Massimiliano Panarari.
Si passa da Pasolini, Calvino e Moravia a Striscia la notizia, Alfonso Signorini e Amici di Maria De Filippi.
Verrebbe da dire: “l’Italia da Gramsci al Gossipâ€!
Il risultato: c’era una volta l’egemonia culturale della Sinistra! Oggi ci sono veline, tronisti, iene, grandi fratelli, vip e aspiranti tali.
C’è più di una ragione per essere preoccupati.
Le parole dovrebbero rispettare il concetto, senza corromperlo.
Diceva George Orwell: “la lingua attraverso il bombardamento dei cervelli, fa sì che la guerra diventi pace, la libertà schiavitù, l'ignoranza forzaâ€. Ne sa qualcosa il Presidente del Consiglio: dimentica, spesso, che “politica†viene da “polis†e “politéiaâ€, due concetti che indicano il vivere insieme, il “convivioâ€.
Fa valere, invece, il suo porre al centro interessi personali ed azienda anche a costo di colpire a fondo le basi stesse della democrazia.
L’ANPI vuole salvare la “politicaâ€, ed è dell’idea che solo la politica possa essere portatrice di un progetto, di un’idea di futuro: sia in grado di gettare un ponte fra le difficoltà dell’oggi e le speranze di domani.
L’ANPI guarda con fiducia anche al ritrovato movimento operario che ha ridato forza alla parola “dignità â€, la stessa che guida le donne, gli studenti e il mondo della cultura che, pure loro, si sono fatti sentire perché non venga tacitato il sapere critico e per rivendicare la conoscenza come bene comune.
Andrebbe sconfitta un’idea della politica come rapporto amico-nemico, un rapporto di sopraffazione, di inconciliabilità assoluto tra parti avverse.
La libertà che aveva un tempo il significato di protezione dei diritti degli inermi contro gli arbitri dei potenti, è diventata lo scudo sacro dietro il quale proprio i potenti nascondono la loro prepotenza e i loro privilegi.
La giustizia, da invocazione di chi si ribella alle ingiustizie del mondo, si è trasformata in parola d’ordine di cui gli uomini di potere si appropriano per giustificare qualunque propria azione.
Noi dell’ANPI siamo molto legati alla parola democrazia, ma ci accorgiamo che anch’essa è sottoposta ad un “rovesciamento†di senso, quando se ne parla non come governo del popolo, ma per o attraverso il popolo.
Da qui nascono i governi corruttori delle coscienze, quelli in cui la verità è messa sullo stesso piano della menzogna, il giusto su quello dell’ingiusto, il bene su quello del male. E spiace rilevare che l’immaginario di molti italiani è stato occupato da un’egemonia sotto culturale che li induce spesso ad abbracciare in modo quasi inconsapevole, la visione di una destra egoista e insofferente alle regole della convivenza civile.
L’obiettivo si raggiunge anche attraverso i colpi durissimi che sono stati inferti alla libertà di informazione. Siamo d’accordo con quanto scriveva, circa novant’anni fa, Walter Lippman: “Non ci può essere libertà per una comunità che manca di strumenti per scoprire la menzognaâ€.
Care compagne, cari compagni,
quello che sta accadendo in questi giorni è di una gravità estrema.
Gli inviti del Presidente Napolitano a rispettare le regole viene disatteso.
Il conflitto tra politica, una certa politica, e magistratura raggiunge l’apice.
Era stato detto da autorevoli esponenti del Governo che se il federalismo veniva bocciato le elezioni anticipate sarebbero state inevitabili. Così non è stato. Anzi, il Governo rilancia col calendario parlamentare con materie piuttosto esplosive. C’è una nevrosi, quella del tirare avanti. Le regole democratiche sembrano precipitare dentro un baratro. Un decreto respinto da una Commissione bicamerale, viene riapprovato nella stessa formulazione dal Consiglio dei Ministri. Il potere esecutivo, con un suo atto d’imperio, annulla il potere legislativo. Questo è avvenuto con il federalismo. Andava sicuramente bocciato perché rappresentava un’operazione di centralismo mascherato, perché scaricava sui comuni il compito di allentare la pressione fiscale.
Il Sindaco di Mira, Michele Carpinetti, partecipando al congresso dell’ANPI della sua città lo ha detto chiaramente: “Questo Governo ha ridotto i comuni alla fame, altro che federalismo: si è colpito al cuore lo stesso ruolo costituzionale dei comuniâ€.
Il federalismo di fatto è diventato un guscio vuoto, solo un simbolo, una bandiera da sventolare, una sorta di pretesto. E pur di sventolare questa bandiera appare sempre più chiaro che la Lega sta cuocendo nel brodo indigeribile degli scandali berlusconiani, tra le manovre di un leader che perde ogni giorno lucidità e credibilità .
La Lega nacque qualche decennio fa al grido di “Roma ladronaâ€, ma non si è fatta scrupolo di servirsi di quella Roma per rafforzare il suo peso e governare l’Italia unita alla scopo di disunirla.
In nessun altro Paese un movimento federalista vive all’ombra della politica nazionale, e, addirittura, vuole imporre una legge che attacca l’autonomia dei comuni, asservendo i governi delle città al governo di Roma in maniera che è degna di un centralismo napoleonico.
Più volte ha dimostrato di essere una forza razzista e xenofoba.
Una Commissione, all’uopo nominata dall’ANPI provinciale ha redatto un ordine del giorno (un buon ordine del giorno) nella consapevolezza che esiste uno specifico Lega che, lo stesso documento nazionale, non ha considerato adeguatamente.
La Lega spinge verso chiusure egoistiche e corporative. Lavora per il nazionalismo delle piccole patrie, quello stesso che ha portato alla frantumazione della Jugoslavia. Non sempre rispetta il tricolore. L’ANPI è ancora d’accordo con il Presidente Napolitano: “Rispettare il tricolore, celebrare l’unità d’Italia, operare secondo i principi fondamentali della Carta Costituzionale è un dovere per tutti ma è un obbligo per chi ha ruoli di rappresentanza e di governoâ€.
La Città di Venezia è costretta ad ospitare un raduno annuale che offende “Riva dei Sette Martiriâ€. L’ANPI provinciale guarda con favore al Comitato per la difesa del Tricolore che è sorto nella città .
Siamo nel 2011! Riflettere sulle condizioni dell’Italia dopo 150 anni di storia unitaria, dei quali 85 di monarchia e 65 di Repubblica, si presta ad un consuntivo che riguarda al tempo stesso le condizioni economiche e politiche del Paese e i suoi valori culturali ed umani.
Quando un terzo della generazione giovane è escluso dal lavoro; quando le diseguaglianze di reddito e di ricchezza sono arrivate a livelli intollerabili; quando la distanza tra Nord e Sud si allarga sempre di più per quanto riguarda l’occupazione, il reddito, la criminalità , l’assistenza sanitaria, l’economia sommersa; quando tutto questo avviene e si aggrava senza che chi governa il Paese se ne dia carico e vi ponga rimedio, occorre che l’allarme sia lanciato affinché l’Italia onesta, della cultura e del lavoro, si unisca scrollandosi dalle spalle indifferenza e delusione.
L’ANPI anche qui, oggi, lancia questo allarme.
Ci sono dei momenti, questo è uno di quelli, in cui si ha bisogno gli uni degli altri. Il Risorgimento, quel tratto di storia patria che ebbe come prologo la Repubblica napoletana del 1799, continuò con i moti carbonari del 1821, con la fondazione della Giovine Italia del 1830, con le Cinque giornate milanesi del 1848 e poi con la Prima guerra d’indipendenza, l’insurrezione di Venezia, la spedizione garibaldina del ’60 e infine la proclamazione dello Stato unitario del ’61 fu un esempio della collaborazione degli uni con gli altri affinché qualcosa andasse a buon fine.
Del Risorgimento molto si è discusso con contributi anche critici, ma culturalmente robusti, di Gramsci, Sturzo e Luigi Einaudi. Non altrettanto robusto è stato il dibattito che si è aperto in questi mesi.
L’ANPI Veneziana sarà presente a tutte quelle iniziative che le istituzioni democratiche organizzeranno per il 150° Anniversario a partire dal Comune di Venezia.
L’ANPI è convinta che l’Italia in cui viviamo non sarebbe possibile senza il Risorgimento che rappresenta un tradizione ancora viva.
Prima ancora del Risorgimento il Rinascimento dalle tenebre medioevali.
Poi il Risorgimento; poi ancora la Liberazione dal nazifascismo o secondo Risorgimento.
Il Risorgimento fu rivoluzione vera, certo non sociale, ma solo istituzionale; ma fu rivoluzione autentica se è vero che consentì che un coacervo di Stati diventasse un unico stato indipendente.
La Resistenza diede, a sua volta, esiti rivoluzionari, come la Repubblica democratica a suffragio universale e, unica al mondo, la Costituzione fondata sul lavoro.
Concludo ringraziando le compagne e i compagni con i quali ho lavorato, da Presidente, in questi due anni e mezzo.
In modo particolare ringrazio Giordano Gamacchio che con dedizione, passione e competenza ha quotidianamente consentito all’ANPI di esserci.
Ringrazio i compagni partigiani dai quali molto ho imparato.
Ringrazio tutti ma in particolare i due vicepresidenti, Rosanna e Corrado; ringrazio il nuovo, generoso ed irruento, segretario, Tullio.
Con loro l’ANPI può, davvero, guardare in avanti!
Per quanto mi riguarda, qualche tempo fa, avevo anche pensato di lasciare.
Credetemi, ho sofferto molto! Sono rimasto grazie al caldo e sincero sostegno di molti di voi.
Mi auguro che il nuovo Presidente provinciale che il Comitato Direttivo che uscirà dal Congresso eleggerà , possa godere di eguale sostegno.
Che l’ANPI ci sia, in modo forte e diffuso, è importante per il futuro della Democrazia dell’Italia.
Venezia, 19 febbraio 2011
FORUM
Nel seguente forum, vengono pubblicate le idee, le prese di posizione, le considerazioni sul congresso provinciale dell'ANPI, tenutosi sabato 20 febbraio a Mestre. Le risposte e gli interventi che arriveranno via mail al sito verranno qui pubblicati. Ringraziamo quanti vorranno intervenire.
stefanoghesini (webmaster)
Si è svolto ieri il congresso provinciale dell'Anpi Veneziana. Gli interventi, a partire dall'apertura del presidente Marcello Basso hanno avuto tutti lo spessore che viene richiesto ad un'assemblea motivata dalle disgrazie politiche che stiamo vivendo in questo sfortunato periodo storico. La resistenza, le motivazioni, i valori e la progettualità di azione, sono state espresse dai numerosi interventi, tutti di spessore e sono le stesse che hanno animato i nostri amati partigiani durante la guerra di resistenza.
Tutttavia, dal congresso è anche emerso un vizio tipico, una diatriba tra fazioni la definisco così, perchè questo sembra essere più che una spaccatura politica, una separazione che tende alla rottura tra due importanti realtà dell'Anpi Veneziana.
In attesa di pubblicare i materiali relativi al congresso, invitiamo tutti, delegati, iscritti e lettori affezionati del sito, a riflettere e chiedere con me, a gran voce, che si lavori per appianare le rivalità . Il nostro nemico non siamo certo noi stessi e le energie ci servono tutte per combattere il berlusconismo arrogante, egoista e ignorante.
stefanoghesini (webmaster)
Mario Bonifacio
Caro Stefano
Ritengo che le tue osservazioni sull'andamento del congresso di ieri non rispecchino le posizioni ed i convincimenti della maggior parte dei delegati e non siano utili all'associazione
E non esistono vizi tipici: io ho presenziato ai congressi degli ultimi 35 anni che si sono sempre chiusi senza divisioni.
Il problema è nato dal fatto che la sezione di Venezia non ha voluto considerare che esiste una fondamentale differenza tra rilievi di carattere morale e quelli di natura giuridica. Tutto quì-
Invece di adottare la prassi universalmente seguita (prima dell'era berlusconiana) che chi è indagato deve fare un passo indietro, in attesa della definizione della posizione giudiziale,.
si è voluti testardamente andare alla conta e a dichiarazioni a dir poco spacevoli
Ora la questione per noi è chiusa ed io spero che Serena possa uscirne indenne (in caso contrario c'è la radiazione). Non esistono , spero neanche all'interno della sezione di Venezia, ne rivalità ne inimicizie.
Abbiamo sempre dato una mano, collaborato e considerato fratelli i compagni di Venezia.
Ieri quando Gamacchio ha chiesto di far parte della commissione elettorale, oltrechè di quella economica, io ho prontamente offerto il mio posto al quale ero stato appena votato .
Ti prego perciò, nell'intersse dell'ANPI, di togliere o modificare il tuo resoconto del congresso.
Cari saluti
stefanoghesini (webmaster)
Caro Mario, come immagini, non posso togliere o modificare i contenuti di una convinta asserzione che per di più ho firmato. Senza nulla togliere alle tue affermazioni moralmente indiscutibili, che approvo. Ritengo il problema della divisione dell'ANPI Veneziano, un problema reale e credo sia buon senso affermare che va superato. Ho una gran voglia di un ANPI Veneziano forte
luca biancon
condivido il tuo parere è stato un bel congresso che forse avrebbe meritato 2 giornate.
E purtroppo condivido in pieno anche la seconda parte ieri si è raggiunto il colmo,nell'anpi provinciale c'è stato sempre una accesa diatriba tra fazioni ora e giunta l'ora di smetterla.
saluti antifascisti
Enrica Berti
Il mio primo congresso Anpi! 
Ero anche un po’ emozionata … sapevo che avrei avuto l’occasione di conoscere i delegati di tutte le sezioni che magari mi erano noti solo come un indirizzo e-mail …. Nonostante la mia appartenenza all’Anpi da 4 anni, mi sembra ancora di essere una neofita …
Interessante la relazione del Presidente uscente Marcello Basso, che ha saputo toccare tutti gli aspetti e le preoccupazioni politiche di questi ultimi periodi.
Stimolanti gli inteventi susseguitisi, soprattutto perché con contenuti mai sovrapposti gli uni agli altri.
Mi ha lasciata un po’ perplessa la formazione delle Commissioni (elettorale, politica e finanziaria) i cui componenti sono stati velocemente citati e votati senza che venissero presentati: a quale sezione appartenessero, quale fosse il loro ruolo e attività nell’Anpi, da quanto tempo apartenessero all’associazione … Non voglio nemmeno credere – come ho intuito/sentito – che fossero addirittura stati convocati e riuniti prima dell’apertura del Congresso in separata sede.
Anpi in difesa e tutela della Costituzione.
Emendamento sulla riforma della legge elettorale democraticamente bocciato. 
In Congresso di Sezione la votazione aveva dato un ex aequo. Ricordo che quando studiai diritto pubblico, uno degli argomenti più ostici - soprattutto per comprendere quale fosse “il migliore dal punto di vista costituzionaleâ€- era la valutazione delle diverse leggi elettorali … il maggioritario - con qualche perplessità - sembrava quello che potesse offrire maggior stabilità ai governi. Adriana Vigneri era la mia docente. Oggi vorrei riprendere il discorso con lei: il maggioritario è stato un fallimento! Oggi, da anpina, leggo l’art. 3 della Costituzione con uno spirito diverso, con chi vuole che tutti gli articoli siano applicati! Rimango convinta che l’Anpi provinciale avrebbe dovuto portare al nazionale la proposta della legge elettorale col sistema proporzionale: siamo tutti uguali? Bene. Andando a votare dobbiamo “essere liberiâ€: TUTTI! Ma se ci sono alcune persone che tracciano (o decidono addirittura di rinunciare a farlo!) una croce condizionati dal dubbio/certezza che magari non potranno avere alcuna rappresentanza in Parlamento …. Queste persone allora non sono libere! C’è chi ha detto che l’Anpi, non essendo un partito, non può entrare nel merito del sistema elettorale. Ma l’Anpi deve fare politica laddove non c’è tutela della libertà sancita dalla Costituzione!Dall’art. 3 della Costituzione! Dall’art. 13, 4° comma!Dall’art. 21, 1° comma!
Mi ha lasciata perplessa anche la presentazione dei delegati per Torino: ecco, mi immaginavo un minimo di “curriculum†per avere tutti una conoscenza consapevole di chi andrà a nome di tutti noi (siamo ben 2045 tra partigiane/i, patrioti, antifasciste/i). Io personalmente conosco tutti i nominati. Anche gli altri presenti? E comunque un intervento dei nominati all’assemblea non si poteva prevedere?
Ho trovato poi assolutamente opportuna la puntualizzazione del Presidente uscente Basso che sottolineava l’importanza di tenere conto della territorialità nella scelta dei delegati per Torino.
Rivedendo la precisa tabella che ognuno di noi ha trovato in cartelletta emerge la seguente “graduatoria†per numero di iscritti: Venezia (321); Mestre (301); Mira (165); S. Donà di Piave (142); Fiesso d’Artico (139); Mirano (115). Evidentemente in Commissione elettorale criteri diversi hanno stabilito le seguenti deleghe (poi comunque confermate con voto unanime): Lia Finzi di Venezia, Mario Bonifacio e Rosanna Zanetti di Mestre, Margherita Baldan di Mira e Bruno Tonolo di Mirano. Ci sarà anche Pierangelo Pettenò (Mestre) in qualità di “invitato†visto e considerato il successo ottenuto a livello regionale (legge regionale 10 dicembre 2010 n. 29 "Norme in materia di promozione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale dell’antifascismo, della resistenza e dei correlati eventi accaduti in Veneto dal 1943 al 1948" pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Veneto n. 93 del 14 dicembre 2010).
Mi è molto spiaciuto apprendere che la Vicepresidente Zanetti non fosse al corrente della costituzione della Conferenza Nazionale delle Donne dell’Anpi che si è riunita ufficialmente la prima volta il 29 novembre 2009 a Palazzo Valentini a Roma e che ha stimolato il sorgere di Coordinamenti Donne nelle diverse Sezioni. In virtù anche di questo indirizzo nazionale io sono stata nominata dal direttivo di Sezione la responsabile del Coordinamento della Sezione 7 Martiri di Venezia. 
Auspico che presto ogni Sezione abbia la sua.

Inutile ribadire quanto mi abbia amareggiata la questione riguardante la segretaria della Sezione veneziana: Serena Ragno. 
Anche qui la decisione finale, democraticamente votata e avvallata dall’intervento di Armando Pizzinato, mi ha negativamente colpita perché ho sempre fermamente pensato che per l’Anpi la Carta Costituzionale fosse comunque e sempre il primo riferimento per la sua azione morale e politica. Come Sezione abbiamo presentato alla Commissione elettorale un documento che si limitava a citare l’art. 27 della Costituzione per ribadire la legittimità della nostra delibera, ma l’assemblea ha deciso di “congelare†la nomina di Serena nel Consiglio Direttivo Provinciale in attesa della conclusione del procedimento giudiziario a suo carico. La dichiarata volontà di “evitare scandali sui mass media†di un caso passato fin’ora sotto silenzio mi ha fatto prima sorridere poi arrabbiare: quando con il partigiano Gamacchio sfogliammo un giorno “La Nuova Venezia†e vedemmo la pagina intera con tanto di foto e notizie puntuali sugli interessati, pensammo subito che si era sbattuto il mostro in terza pagina. Altro che passato sotto silenzio!
Ricapitolando: l’art. 27, 2° comma dice che “l’imputato non è considerato colpevole siano alla condanna definitivaâ€. La Sezione 7 Martiri in virtù di questo articolo della Costituzione e del notevole lavoro che la Ragno l’ha nominata all’unanimità segretaria di Sezione. Ma il Congresso non ha condiviso…
Il mio primo congresso Anpi … con tanta amarezza …

Venezia, 20 febbraio 2011
Maria Rossitto
Caro Stefano, ho partecipato al Congresso fino alle ultime battute e non mi è parso che si evidenziasse alcuna spaccatura, almeno non nel senso in cui la intendo io. Non mi sono accorta che ci sia stata una diversa visione politica sui temi congressuali o sugli indirizzi e le azioni da intraprendere. Ho invece ravvisato, e mi pare che anche tu lo sottolinei, un unanime intendimento sui valori e le progettualità .
E' vero, qualcosa è successo alla fine, ma si tratta di una situazione dalle caratteristiche personali che coinvolge due membri dell'associazione.
In tempi di revisionisme e di negazionismo e con le "disgrazie politiche che stiamo vivendo", ti pare opportuno provocare altre reazioni negative nell'opinione pubblica, maggiori di quelle che subiamo con l'attacco ai nostri valori?
Ti pare che possiamo chiedere a gran voce agli altri di farsi da parte fino alla risoluzione dei loro problemi personali e noi far finta che nulla sia avvenuto o stia avvenendo?
Qui non si tratta di parteggiare per l'una o per l'altro, qui si tratta di coerenza e di opportunità politica.
E coerenza e opportunità politica vogliono che si attenda serenamente l'esito della questione.
Nessuno é stato costretto alle dimissioni, ci mancherebbe pure! E' solo stata deliberata una pausa, un intervallo di tempo in attesa del chiarimento della situazione.
C'è stato un momento di visioni diverse su un emendamento (non so se alludi a questo): l'assemblea ha respinto a fortissima maggioranza l'emendamento che chiedeva l'inserimento nel documento nazionale di una richiesta di riforma elettorale in senso proporzionale con la motivazione che, non essendo l'ANPI un partito, chiede per ovvi motivi una riforma elettorale ma non ha titolo per indicarne una su tutte.
Tranne queste situazioni, tutti i lavori sono stati affrontati con passione e in piena armonia.
Non vedo dunque i rischi che paventi. I rischi sarebbero stati oggettivi se le visioni politiche, proprie dell'organizzazione, avessero registrato due visioni politiche assolutamente diverse. Questo non è avvenuto.
Fraterni saluti
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