Enrica Berti 25.4.2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 27 Aprile 2010 10:07




25 aprile 2010
ore 18.00 davanti alla Partigiana





Cittadine e Cittadini, Partigiane e Partigiani, AutoritĂ , Egregio Sindaco:

davanti a quel che resta del monumento che l’amministrazione veneziana ha voluto per rappresentare le donne partigiane combattenti, distrutto nel 1961 da una bomba fascista, e poco lontano dalla Partigiana Morente di Augusto Murer, recentemente restaurata, il mio pensiero va ai giovani di oggi.
L’altro giorno li osservavo in battello, andando a Murano. Osservavo gli sguardi di alcuni adulti infastiditi per la loro esuberanza eccessiva che rasentava la maleducazione. E pensavo che comunque non sono potenzialmente inferiori agli eroici RAGAZZI DELLA RESISTENZA che Primo De Lazzari ha accuratamente descritto in questo libro (Teti Editore, Milano, 2008). La differenza è che si trovano in una societĂ  che li assopisce, salvo lamentarsi poi per come si comportano, quasi dipendesse da loro, e non dagli adulti che li hanno cresciuti ed accompagnati nei primi passi… Questo mondo degli adulti che non li ascolta e preferisce “farli star boni” davanti allo schermo con i giochi elettronici. Questo mondo degli adulti che li fa viaggiare, talvolta anche vorticosamente, ma non li stimola all’osservazione, al pensiero e non sempre risponde a quella curiositĂ  che i bambini hanno innata: è per questo che appena riescono a parlare pongono domande continue, spesso senza ottenere una risposta soddisfacente, che non significa necessariamente “erudita” al punto da essere inattaccabile ma che dovrebbe essere inattaccabile in quanto contraddistinta dallo scopo principale di far capire al bambino che abbiamo considerazione e stima di lui  e cerchiamo di dargli delle spiegazioni semplici o sappiamo dirgli umilmente “non lo so”, magari andando a cercare insieme la risposta.
Si tratta in fondo di sentirsi alla pari, anche se sappiamo bene che così non è: i bambini spesso, nonostante la minor esperienza che hanno rispetto a noi adulti, sono molto al di sopra di noi. Potrei fare decine di esempi, visto che lavoro in una scuola dell’infanzia. Ma ne voglio fare uno per tutti. Adro. Sapete bene di cosa sto parlando. 40 bambini che si ritrovano nel piatto un panino. Un uomo, semplicemente degno di questo bellissimo termine, ha provveduto a far sì che la sua umanità – con l’indignazione che sentiva dentro – sconfiggesse quel ragionamento che nemmeno le bestie riescono a fare. E gli altri adulti di Adro? I genitori dei bambini che invece nel piatto avevano gli spaghetti? Hanno protestato verso quell’uomo! E quei loro figli? Seduti a fianco dei loro COMPAGNI (nel termine più vero che Mario Rigoni Stern ci spiegò nel 2007: “Compagni, […] nome bello e antico che deriva dal latino cum panis che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro […]”), quei bambini “degni del pasto” arrotolavano gli spaghetti nelle loro forchette e ne mettevano un po’ nel piatto vuoto del vicino. Vedete che i bambini sono molto al di sopra di noi? Poi cosa accade? Che noi adulti diamo loro spiegazioni sbagliate o non le diamo affatto, troppo presi dal ritmo incessante della nostra vita. E li neutralizziamo davanti al video.

Ora, ogni famiglia ha il diritto di fare le proprie scelte educative sulla base di tanti fattori diversi che appartengono ad ogni storia famigliare e che vanno rispettati.

Ma la scuola no! La scuola è l’istituzione democratica per eccellenza! La scuola deve mettere in grado i futuri cittadini di essere degni di tale importante funzione sociale. La scuola deve quindi offrire quegli strumenti di capacità critica e di valutazione che dia loro la capacità di fare una scelta, una scelta consapevole. Ma quale esattamente? Ogni scelta: saper scegliere lo sport sulla base delle proprie potenzialità e delle proprie attitudini naturali che sono diverse da quelle degli altri; saper scegliere i propri amici perché ognuno ha bisogno di crescere e maturare con le persone con le quali all’inizio prova semplicemente simpatia; saper scegliere se trascorrere la giornata al museo o all’aperto sulla base delle proprie esigenze personali; saper scegliere se lasciare o meno slacciate le scarpe pur sapendo che l’anomala postura può portare a problemi di schiena; saper scegliere il tipo di scuola superiore sulla base delle proprie inclinazioni in modo che imparare sia divertimento, come sottolineava Gianni Rodari. Saper infine scegliere il proprio lavoro, ma oggi un discorso del genere sembra quasi una presa in giro. Insomma saper scegliere, nel senso più stretto del termine, dunque nel rispetto di se stessi. con consapevolezza e in assoluta libertà.

LIBERTÀ: parola che ho quasi paura di pronunciare perché oggi è troppo abusata.
Ogni volta che poso lo sguardo su questo libro LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA (Einaudi Tascabili, Trento, 2003) sento una stretta al cuore. Queste meravigliose persone hanno scritto queste lettere lasciando a noi la LIBERTĂ€ come dono prezioso.
E poi ancora molti diritti, dal 1945:
Ce lo ricordiamo davvero tutti che ogni diritto acquisito è frutto di una lotta che qualcuno ha sostenuto con la forza delle idee, della passione civile e umana?
Ce lo ricordiamo davvero tutti che ogni diritto acquisito ha costruito la casa della nostra Repubblica con la struttura portante che è la Costituzione?
Ce lo ricordiamo davvero tutti che ogni attacco alle istituzioni repubblicane mina la casa della nostra Repubblica, le toglie le porte e le finestre e poi ancora…
Ma chi fra noi e fra un qualsiasi gruppo di persone non avrebbe un grande rispetto per la casa faticosamente costruita dai propri nonni con sacrifici enormi? E il sacrificio della propria vita non vi sembra il massimo sacrificio, il massimo gesto d’amore?
E il massimo gesto d’amore non esige RISPETTO?

Ognuno di noi pensa di essere una persona rispettosa e lo crede perché lo è davvero. Ma facciamo un piccolo test: molti veneziani entrano nell’imbarcadero dalla parte dell’uscita che è chiaramente segnalata. La scusa addotta con più frequenza è che con i turisti altrimenti si perde il battello. No, capita anche quando l’imbarcadero è semideserto… diventa l’abitudine alla mancanza di rispetto: a chi si manca di rispetto? Beh, a chi ha scritto la regola che nasce sempre quando il buonsenso o l’incapacità di alcuni impone una modalità standard; a chi ha progettato gli imbarcaderi perché fosse possibile rispettare la regola stabilita; a chi la regola la rispetta; a chi dovrebbe far rispettare la regola (ma non si attiva mai in tal senso, forse perché a sua volta non rispetta le regole in altri àmbiti e quindi “non si sente con la coscienza a posto”).

Allora la scuola deve innanzitutto insegnare il senso del RISPETTO, ma non con le parole o i libri soltanto: con la coerenza e l’esempio concreto! Questi sono gli strumenti fondamentali della scuola!!! Tutte quelle belle teorie, le 3I, le 3X, le 3Y…: strumento base è la coerenza tra il dire e il fare e il rispetto reciproco.

Nella mia scuola abbiamo fatto un progetto sulla Costituzione: i bambini hanno capito benissimo che a fronte di ogni diritto c’è un dovere! E il primo non esiste se il secondo non è soddisfatto! Così dico sempre loro che se le maestre li riprendono perché urlano e non devono farlo… beh, loro hanno il diritto–dovere di dire alla maestra che neppure lei deve urlare in classe! L’esempio, no?!

Abbiamo il diritto (acquisito dopo dure lotte, ricordiamocelo sempre!) di essere curati gratuitamente. E il dovere che lo fa vivere, questo diritto? Qual è? Pagare le tasse allo Stato! E quindi, ognuno di noi, prima di reclamare a gran voce i propri legittimi diritti, si faccia un esame di coscienza per vedere se prima, a monte, ha rispettato tutti i suoi doveri!

Ecco, credo che il modo più giusto in cui oggi possiamo commemorare il 25 Aprile e coloro che questo giorno hanno conquistato con il sangue, il modo più giusto di avere rispetto per la Partigiana Veneta che rappresenta tutti i diritti (in primis la LIBERTÀ frutto della sanguinosa lotta di Resistenza) sia quello di riflettere ogni giorno un po’ sul significato del rispetto e della libertà, e di agire senza confrontarci col vicino, che magari è proprio uno dei cosiddetti “furbetti del quartierino” ma confrontandoci solo con noi stessi, come ha fatto il cittadino di Adro.
Solo così potremo nei prossimi giorni passare qui davanti a ciò che è rimasto del monumento originale: questa Partigiana infatti non ha affrontato una dura lotta solo fino al 1945, ma anche dopo, perché il suo essere era scomodo. E anche noi dobbiamo avere il coraggio di essere scomodi, per rispetto verso ciò che Ella rappresenta.

Egregio Sindaco, mi lasci concludere dicendo che le Donne della Resistenza hanno fatto una scelta molto più coraggiosa degli uomini: perché non erano obbligate a scegliere. Avrebbero potuto rimanere a casa, con i figli. Le mie nonne, per esempio, hanno fatto così. Le Partigiane e le Staffette sono state un elemento fondamentale per la lotta di Resistenza; molti Partigiani me l’hanno detto e ribadito senza alcuna reticenza. Le donne hanno dimostrato di essere più che all’altezza del loro compito nel triennio 43-45… peccato che dopo 65 anni ancora ci sia tanta “paura” delle donne da parte di tanti, al punto che si debba parlare di “quote rosa” quando si dovrebbe parlare solo di competenza, passione civile, coerenza e rispetto!

Buona Festa della Liberazione a tutti

Grazie

Enrica Berti
Consiglio ANPI “Sette Martiri”, Castello – Venezia
Segreteria ANPI Provinciale, Venezia





Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Aprile 2010 12:20