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A questi link, è possibile ascoltare gratuitamente o scaricare a pagamento, dei file audio sulla storia del fascismo e della resistenza, pubblicati dall'editore Laterza


Alessandro Portelli Il bombardamento di San Lorenzo

1943. L'8 settembre

Anna Foa Storia del ghetto

Alessandro Portelli 24 marzo 1944: le Fosse Ardeatine

Giovanni Sabbatucci 1924 il delitto Matteotti

Emilio Gentile 9 maggio 1936: L'impero torna a Roma





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Le eredità "Vittoria Giunti"

Vivo per un pelo, con la faccia demolita, nella primavera del 1945 il partigiano siciliano Salvatore Di Benedetto torna al suo paese con il sogno della libertà in tasca e una giovane moglie sottobraccio. Si chiama Vittoria Giunti ed è fiorentina. Anche lei ha fatto la resistenza. Partigiana comunista. Un tipo sveglio, dinamico, sanguigno. n po' strana, dicono in paese: la moglie di Totò Di Benedetto non è come le altre, viene dal "continente", a Raffadali non ci sono femmine che parlano con questo accento, che ridono in quel modo e che portano camicie colorate. Tutti la guardano. All' inizio con la diffidenza che si riserva ai forestieri, poi con ammirazione.

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Altai
Wu Ming
einaudi (2010)


Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, "l'anima rigirata come un paio di brache". Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli. Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale. "Che segno è quando un arcobaleno appare, non c'è stata pioggia e l'aria è secca e tersa? È quando la terra sta per tremare, e il mondo intero vacilla". Quindici anni dopo, l'epilogo di Q. Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò Luther Blissett, torna nel mondo del suo primo romanzo.


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Asce di guerra,
Wu Ming,
Tropea Editore (2000) Einaudi (2005)


Einaudi Stile libero, maggio 2005

"
Le storie sono asce di guerra da disseppellire".
L'epopea del romagnolo che finì in Indocina e dei comunisti dell’espatrio clandestino negli anni Cinquanta.
Vitaliano Ravagli, 1934. Renitente alla leva, nel 1956 prende un aereo misterioso e arriva in Laos. Tornato in Italia, spedito in compagnia di disciplina, dopo un anno e mezzo di leva torna in Indocina. Oggi ha due figli e vive a Imola. .... Leggi tutto




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Regina di Saba, Carlo Sgorlon
di Antonina Randazzo

Riscoperte: in una bancarella, un libro finito di scrivere nel 1974, acquistato a 1 euro.

Un libro che va fatto decantare, perché sprigioni aromi e fragranze nascosti ma ben presenti nel corpo del testo. Impossibile commentarlo a caldo.
Colpisce innanzitutto la scrittura (una volta avremmo detto, forse, lo stile): quanto mai evocativa, ci rapisce ma alle volte ci spazientisce, abituati come siamo alla velocità della vita moderna e della lettura nel web. Ma, come recitava un vecchio slogan, se si ha la pazienza di procedere, è una lettura “contro il logorio della vita modernaâ€, una lezione piacevole e unica per chi ama la slow life ma non riesce a fare a meno di correre. .... Leggi tutto

 

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Il sangue dei vincitori. Saggio sui crimini fascisti e i processi  del dopoguerra (1945-46)

Autore   Storchi Massimo
Prezzo   € 16,00
Editore  Aliberti  (collana Storie e personaggi)

Rastrellamenti, deportazioni, fucilazioni. Torture. I venti mesi di sangue della Repubblica di Salò lasciarono una striscia di dolore e rancore che trovò come primo drammatico esito la giustizia sommaria dei giorni della Liberazione e poi i processi istruiti a carico dei maggiori criminali fascisti. Utilizzando per la prima volta gli atti della Corte di Assise Straordinaria di Reggio Emilia si ripercorrono i drammatici giorni della feroce repressione antipartigiana e il tentativo fallito di dare giustizia alle centinaia di vittime della repressione dei corpi armati di Salò, al servizio dell’occupante tedesco. Una ricerca che vuole essere un piccolo contributo per ricordare come la mancanza di una giustizia “vera†per i crimini fascisti abbia rappresentato un deficit etico e politico nella costruzione di una comune identità repubblicana, un’identità che non riesce tuttora a trovare, in un passato così difficile e tormentato, radici abbastanza forti per affrontare le nuove sfide della nostra contemporaneità.

Antonella Beccaria

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www.bandite.org


Sito dedicato al documentario "Bandite".  Parla delle partigiane e della resistenza come luogo delle parità tra i generi.
Buona navigazione. 


Il documentario Bandite restituisce alla storia della Resistenza italiana, quella lotta di liberazione che fu anche espressione di parità e di eguaglianza tra i generi, quel momento in cui le donne escono dal ruolo storico di madre, casalinga e sposa per assumere quello di bandita, clandestina, partigiana. 
Le donne non furono, come la storiografia ufficiale ci riporta, solo assistenti dei partigiani, cuoche o infermiere, in molte furono guerrigliere, pronte ad imbracciare le armi per la liberazione di tutti e tutte. Non solo il recupero di una parte della memoria storica, spesso lasciata nell'oblio, ma anche una sua ri-contestualizzazione per l'analisi del presente e come esempio per il rinnovamento sociale e politico del futuro
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www.bandite.org

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Wu Ming è il nome di un gruppo di scrittori che scrivono collettivamente. Spesso si occupano di resistenza e sono orientati a raccontare le storie dei deboli.

visita il sito di wu ming è pieno di sorprese


Il gruppo di Wu Ming
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation) è il nome d'arte usato da un collettivo di scrittori formatosi nella sezione bolognese del Luther Blissett Project (1994-1999) e divenuto celebre con il romanzo Q.
A differenza dello pseudonimo aperto "Luther Blissett", "Wu Ming" indica un preciso nucleo di persone, attivo e presente sulle scene culturali dal gennaio del 2000. Il gruppo è autore di numerosi romanzi, tradotti e pubblicati in molti paesi, ritenuti parte del corpus (o "nebulosa") del New Italian Epic.Formazione e significato del nome [modifica]
Ciascuno dei quattro membri ha un nome d'arte individuale, una produzione "solista" e una "voce" autoriale autonoma, riconoscibile dai lettori.


Dal 2000 alla primavera del 2008, la formazione ha compreso:
    •    Roberto Bui (Wu Ming 1)
    •    Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2)
    •    Luca Di Meo (Wu Ming 3)
    •    Federico Guglielmi (Wu Ming 4)
    •    Riccardo Pedrini (Wu Ming 5).
Il 16 settembre 2008 il gruppo ha annunciato l'uscita dal gruppo di Luca di Meo dal collettivo, uscita avvenuta nella primavera precedente[1].
In cinese mandarino "wu ming" significa "senza nome" (caratteri tradizionali: ç„¡å; caratteri semplificati: æ— å; pinyin: wú míng) oppure "cinque nomi" (cinese: 五å; pinyin: wÇ” míng), a seconda di come viene pronunciata la prima sillaba. Il nome d'arte è inteso tanto come tributo alla dissidenza ("Wu Ming" è un modo di firmarsi frequente presso i cittadini cinesi che chiedono democrazia e libertà di parola) quanto come rifiuto dei meccanismi che trasformano lo scrittore in divo[2].
A questa scelta si lega anche la particolare posizione degli autori in ordine al diritto d'autore: tutte le opere di Wu Ming sono infatti pubblicate sotto licenza Creative Commons e dal sito ufficiale del gruppo è possibile scaricare i testi integrali, per i quali è consentita una riproduzione (totale o parziale) in qualunque formato, ed a scopi non commerciali.
"Wu Ming" è anche un riferimento al terzo verso del DàodéjÄ«ng (Tao Te Ching): "Wu ming tian di zhi shi"(無å天地之始), "Senza nome è l'origine del cielo e della terra".

visita il sito di wu ming
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... gli uomini liberi non possono scatenare una guerra, ma una volta che questa sia cominciata possono continuare a combattere nella sconfitta.
Gli uomini-gregge, seguaci di un capo, non possono farlo, ed ecco perchè sono sempre gli uomini-gregge che vincono le battaglie e gli uomini liberi che vincono le guerre.

John Stainbeck da: La luna è tramontata.



Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.

Bertolt Brecht

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L'ANPI di Venezia ha appoggiato il manifesto che chiedeva la liberazione di un gruppo di rifugiati politici imprigionati in Libia, per responsabilità anche del governo italiano.

Comunicato:
Ieri sera i 205 ragazzi eritrei detenuti da 16 giorni nel carcere di Braq, nel sud della Libia, sono stati rilasciati. Nelle stesse ore sono stati liberati tutti i cittadini eritrei chiusi nei vari centri di detenzione in giro per la Libia, circa 400 persone in totale secondo stime delle autorità di Tripoli confermate dalla comunità eritrea. Il rilascio colelttivo - annunciato nei giorni scorsi dalle autorità della Jamahiriya e dal direttore dell'ufficio di tripoli dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) Laurence Hart - è il risultato anche delle pressioni di organizzazioni internazionali come Human Rights Watch e Amnesty International, di alcuni organi di stampa nazionali e della campagna messa in atto da noi gruppi della società civile. Poco prima di essere liberati, i reclusi di Braq sono stati ascoltati dai membri della commissione d'inchiesta voluta dal leader libico Muammar Gheddafi. A loro hanno ripetuto che non vogliono restare nel paese arabo e che non sono immigrati irregolari ma richiedenti asilo, e che come tali vogliono ottenere lo status di rifugiati in un paese terzo che abbia firmato la Convenzione di Ginevra. L'Italia - che ha respinto in mare 103 dei 205 reclusi di Braq, oltre a centinaia di altri potenziali richiedenti asilo - ha espresso la disponibilità ad accettare il resettlement di alcuni di loro. Vedremo nelle prossime settimane se questa disponibilità sarà seguita da fatti concreti, vista anche la responsabilità diretta del governo italiano nella situazione di stallo in cui si trovano oggi centinaia di eritrei in Libia.

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COME UN UOMO SULLA TERRA:
il film sui maltrattamenti subiti dagli esuli africani che arrivano in Libia

   Come un Uomo sulla Terra - guarda il film

Dag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell’inverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, però, si è imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola Libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus punto di incontro di molti immigrati africani coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Qui ha imparato non solo l’italiano ma anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi.

“Come un uomo sulla terra†è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste. Il documentario si inserisce in un progetto di Archivio delle Memorie Migranti che dal 2006 l’associazione Asinitas Onlus, centri di educazione e cura con i migranti (www.asinitas.net) sta sviluppando a Roma in collaborazione con ZaLab (www.zalab.org), gruppo di autori video specializzati in video partecipativo e documentario sociale e con AAMOD – Archivio Audioviso Movimento Operaio e Democratico. Le attività della “scuola di italiano†Asinitas Onlus sono portate avanti con il sostegno della fondazione Lettera 27 e della Tavola Valdese. Il film è stato prodotto da Marco Carsetti e Alessandro Triulzi per Asinitas Onlus e da Andrea Segre per ZaLab. Si ringrazia per la collaborazione al progetto Mauro Morbidelli.
 


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prime foto dalla festa di Ancona


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La questione Slovena:


L'estate concede il tempo di approfondire argomenti che ci sono cari e per i quali noi Partigiani, Antifascisti, Antirazzisti dell'anpi combattiamo.
L'argomento che proveremo ad affrontare è quello della annosa e dimenticata questione slovena. La pubblicazione dei materiali che inseriremo a partire dai prossimi giorni, è importante per ottenere coscienza rispetto al facile revisionismo in atto, ottenuto semplificando tutti i capitoli che riguardano le colpe dei fascisti.
Viaggiare in Slovenia oggi, corrisponde a visitare un piccolo stato dove la democrazia è un valore e una garanzia molto più che nel nostro.
Quel paese aspetta ancor oggi che vengano riconosciute le malefatte dei fascisti, perpetrate durante la politica di italianizzazione e l'invasione, volute da Mussolini ...  

relazione sui rapporti italo sloveni ... leggi
(Pubblicati su Patria Indipendente nel numero di marzo 2007)

questione slovena ... leggi

 
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Le eredità "Vittoria Giunti"

Vivo per un pelo, con la faccia demolita, nella primavera del 1945 il partigiano siciliano Salvatore Di Benedetto torna al suo paese con il sogno della libertà in tasca e una giovane moglie sottobraccio. Si chiama Vittoria Giunti ed è fiorentina. Anche lei ha fatto la resistenza. Partigiana comunista. Un tipo sveglio, dinamico, sanguigno. n po' strana, dicono in paese: la moglie di Totò Di Benedetto non è come le altre, viene dal "continente", a Raffadali non ci sono femmine che parlano con questo accento, che ridono in quel modo e che portano camicie colorate. Tutti la guardano. All' inizio con la diffidenza che si riserva ai forestieri, poi con ammirazione. Abita nel palazzo più antico del paese, fa mille domande, soprattutto alle donne, vuole sapere questo e quello, vuole sapere come si usa da queste parti, ha fretta di imparare il dialetto, ripete le parole, sbaglia, le ripete di nuovo. Sa tante cose, ma preferisce ascoltare. Le piace discutere. È una che sa il fatto suo. Quando rientra da Palermo, dopo avere partorito, si affaccia al balcone e senza parlare solleva in braccio suo figlio per presentarlo ufficialmente a un plotone di comari che ciarlano di sotto. Ora che ha deciso di vivere in Sicilia, è una siciliana come le altre (anche se manterrà sempre una distanza critica dalla tipica e complessa mentalità di chi vive in fondo allo stivale). E per lei, in un' Isola libera dal fascismo ma non dalla miseria e dalla prepotenza, all' indomani della seconda guerra mondiale, ancora stanca ed eccitata dalle battaglie combattute, comincia un' altra vita, un' altra battaglia, un' altra resistenza. C' è da difendere i diritti dei lavoratori, abolire il feudo e occupare le terre. Gli uomini sudano sangue nei campi sotto il sole, le donne stanno dietro alle persiane socchiuse. Pochi sanno cosa sono i diritti. Nessuno conosce le leggi scritte. Per tutti valgono quelle non scritte. La partigiana Vittoria si dà da fare, organizza incontri e comizi, spiega e scrive. È una donna colta. E di partito. Qualche anno dopo, nel 1956, diventa sindaco di Santa Elisabetta, piccolo centro a pochi chilometri da Raffadali. È lei il primo sindaco donna della Sicilia. La sua storia viene raccontata da un libro autofinanziato "Le eredità di Vittoria Giunti" curato da Gaetano Alessi della Rivista Ad Est. Nata nel 1917 e scomparsa tre anni fa. Una famiglia borghese, la sua: professionisti, medici, professori. Figlia di un ingegnere, alto funzionario delle ferrovie, vive un' infanzia felice tra Firenze e le colline toscane: «Nella casa di campagna del nonno - racconterà lei stessa, pochi anni fa, a Gaetano Alessi - c' era una biblioteca e in questa biblioteca c' era una vetrina in cui era esposta una medaglia d' argento che il mio bisnonno aveva ottenuto come garibaldino. Risale molto indietro nel tempo, in un Ottocento risorgimentale, quell' ideale, quell' atmosfera di libertà che si respirava nella mia famiglia. Atmosfera ottocentesca risorgimentale e liberale nel senso più vero della parola. Una cultura rispettosa di tutte le opinioni, nel senso critico, non nel significato negativo che danno a questa parola, ma nel senso di giudizio e di rispetto delle altrui opinioni». L' anziana signora leggeva la sua storia e le sue scelte alla luce dell' educazione ricevuta da ragazza. «Un' educazione - raccontava - autenticamente antifascista, nel senso oggettivo del termine, nel senso di vissuta democrazia. Questa educazione è una delle radici della ragione della mia partecipazione alla vita civile. L' altra è Firenze. La Firenze in cui ogni mattina, quando andavo a scuola, incontravo Dante, Michelangelo, Giotto. Incontravo il segno del libero comune, delle lotte anche furiose per la conquista di una libertà civile che anticipava di tanti secoli le libertà che qui in Sicilia sono state conquistate così tardi, compreso la rottura dei vincoli del feudalesimo». Ma c' è ancora un' altra radice alla base del suo attivismo politico: «La sorte fortunata di incontrare poi, quando la mia famiglia si è trasferita da Firenzea Roma, delle persone che mi hanno orientato decisamente verso quelle posizioni politiche che ho seguito per tutta la vita». Studia al Liceo Tasso, respira l' aria dell' antifascismo con polmoni affamati, si perde in lunghe discussioni politiche, guarda con avidità attraverso «quegli spiragli di libertà che sempre si trovano anche nei regimi dittatoriali». «Eravamo spinti - continuava - da ragioni ed esigenze di carattere morale, culturale, perché era veramente indegno il modo in cui si soffocavano i diritti della democrazia. La demagogia sfacciata, gli strumenti più volgari per ottenere il consenso della gente, si opponevano decisamente al nostro modo di essere. E ancora l' assoluta impossibilità di approvvigionamento dei testi, degli strumenti del sapere, la censura, la proibizione non solo dei libri politici e di carattere economico, ma l' occultamento dei romanzi dell' intera letteratura americana ed europea, l' impossibilità di ascoltare la musica dei giovani di allora come il blues e il jazz». Donna d' acciaio, raffinata nei modi, laureata in Matematica e Fisica all' Università di Roma, allieva dell' Istituto di Alta Matematica, assistente all' Università di Firenze, subito pronta a sacrificare la carriera accademica per l' impegno civile. Durante la Costituente è componente di diverse commissioni nazionali, tra cui quella per il voto alle donne. Giovane staffetta partigiana, conosce Salvatore Di Benedetto, partigiano anche lui, più grande di sei anni, arrestato con Vittorini nel 1943, organizzatore della resistenza in Lombardia, poi parlamentare e dirigente comunista, sindaco per trent' anni della stessa Raffadali che alla fine passerà in mano ai fratelli Cuffaro. Collezionista di libri antichi e pieno di interessi culturali, Di Benedetto sarà il compagno di tutta la vita. A Tivoli, durante una delle azioni a sostegno dell' avanzata alleata, una bombaa mano gli ha devastato il volto e strappato un occhio. In ospedale, irriconoscibile, lo ha riconosciuto solo lei, Vittoria, e se n' è innamorata. Due anni dopo si trasferiscono in Sicilia. E lì rimangono, a combattere. Fino al 2006. Lui se ne va il primo maggio, lei il due giugno. I lavoratori e la Repubblica. Manco a farlo apposta.

SALVATORE FALZONE
Repubblica — 03 settembre 2009 pagina 10 sezione: PALERMO

* Il volume è stato ristampato grazie all'aiuto ed al sostegno di molti amici (e compagni) chi ne volesse una copia scriva a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Tutto il lavoro che svolgiamo, il giornale cartaceo (distribuito gratuitamente in 1000 copie), la pubblicazione dei libri, le campagne sociali e di stimolo politico, i manifesti, il sito internet, le spese legali per difendere la libertà d'espressione dei nostri cronisti, le iniziative antimafia sono da 7 anni interamente autofinanziate. Il lavoro dei redattori è puramente volontario. Ma i costi di gestione diventano sempre più alti e i nostri salari sempre più bassi. Cerchiamo compagni di viaggio.. se volete (o potete) dateci una mano "adottando" il nostro libro, o magari acquistandone qualche copia (con un contributo anche minimo) per regalarlo.

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Pubblicato da Gaetano "Gato" Alessi a 1

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ricerche: l'Istria PDF Stampa E-mail

in queste pagine è in corso una ricerca di documenti e testimonianze che speriamo essere utile a ricostruire un po' di verità attorno a fatti che dai media ufficiali vengono trattati con eccessiva leggerezza.

Gli eventi tragici dell'italianizzazione fascista, dell'invasione della jugoslavia e le cruente repressioni fasciste, della guerra di resistenza italiana e slava, della tragedia delle foibe, del dopoguerra, vanno necessariamente ricondotti alla storia intera della relazione tra veneti e slavi e poi tra italiani e slavi. Leggerla parzialmente, solo seguendo una traccia di eventi scollegata, è innanzitutto irrispettoso nei confronti delle vittime e delle loro famiglie.

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ricerche: resistenze PDF Stampa E-mail


Quali erano le fazioni e i movimenti che hanno partecipato alla resistenza?
La resistenza è stato un momento storico di straordinaria collaborazione e vicinanza di forze di estrazione e orientamenti molto diverse tra loro. Alcune minoritarie, altre più numerose, a conferma che il fascismo era solo.

In queste pagine si riportano i risultati di una ricerca svolta nella rete, sulla quale possiamo ottenere delle informazioni. Naturalmente, come per tutti i contenuti presenti nel web, devono essere lette con senso critico, poichè non sempre vi sono i termini per appurare la veridicità storica delle informazioni.


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Info antifasciste: PDF Stampa E-mail

 La Resistenza a Venezia sulle pagine del sito del liceo Marco Polo 

A Venezia aderirono alla Resistenza anche cattolici, laici e preti; al contrario di come si pensa il movimento abbracciò anche gli anni del regime e non solo l’ultimo anno e mezzo.
L’appartenenza dei giovani alla Resistenza era in relazione alle idee sviluppate in famiglia, per molti di questi il passaggio fu una questione di coscienza tra il fatto di sentirsi cattolici e non osteggiare il fascismo.
La Chiesa giocava un ruolo importante, ma ancora di più dell’Azione Cattolica che era incentrata nel programma "Preghiera-Azione-Sacrificio" sul quale i giovani, venivano sollecitati fin da bambini.
Molti preti, soprattutto giovani e privi di esperienza dal punto di vista storico, riuscivano ad influenzare i giovani del tempo, questo anche grazie al pensiero filofascista del patriarca che non era ben visto dal clero ... 

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