Vi informo che il sabato 11 febbraio alle ore 9.00 a Mogliano in via Ronzinella, ci sarà la Cerimonia per la commemorazione di Erminio Ferretto. Gino Nordio - ANPI sezione di Mestre Per arrivare al cippo di Erminio Ferretto: Terraglio in direzione Mestre-Treviso, prima di arrivare al centro di Mogliano girare destra su via Ronzinella, si arriva ad una rotonda, proseguire diritti ancora per un po'. Sulla destra si vede la Coop e poi gli impianti sportivi, girare a destra e utilizzare il parcheggio degli impianti sportivi.
Note
Erminio Ferretto (Mestre, 12 dicembre 1915 – Bonisiolo, 6 febbraio 1945) è stato un partigiano italiano.
Di professione commesso, fu da sempre antifascista e già nel 1937 espatriò clandestinamente in Spagna per partecipare alle brigate internazionali nella guerra civile contro i franchisti; in quel periodo aderì al PCI. Riparò successivamente in Francia, ma fu internato dalle autorità locali e quindi consegnato alla polizia italiana che lo confinò a Ventotene.
Dopo il 25 luglio 1943, fu liberato e tornò in Veneto con Augusto Pettenò ("Grassi") ed organizzò, con il nome di battaglia di "Venezian", una brigata partigiana, il Battaglione Garibaldi "Venezia", operante nella zona del Cansiglio. Dopo i rastrellamenti tedeschi del settembre 1944, ricevette l'ordine di spostarsi in pianura tra Treviso e Venezia e organizzò il Battaglione Garibaldi "Giovanni Felisati", divenendone commissario politico.
La notte tra il 5 e il 6 febbraio 1945, le brigate nere lo sorpresero mentre si rifugiava in una casa colonica di Bonisiolo. Ferretto tentò di nascondersi nella mangiatoia con i compagni e suo cugino Martino Ferretto "Volpe" ma, sondando il fieno con una forca, i fascisti lo colpirono e quindi lo finirono a colpi di mitra.
Dopo la sua morte il battaglione si trasformò in 31a Brigata Garibaldi "E. Ferretto" e questa unità entrò nella piazza principale di Mestre liberandola.
A Erminio Ferretto furono intitolati la principale piazza di Mestre, lo stadio comunale e una via di Mogliano Veneto (dove peraltro si trova un cippo in suo ricordo).
..........................................
In ricordo di Oscar Luigi Scalfaro
Dal sito dell'ANPI Nazionale
La scomparsa di Oscar Luigi Scalfaro
... Il presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia: "Oscar Luigi Scalfaro incarnava la parte migliore del nostro Paese, quella che ormai va scomparendo nei suoi principali protagonisti di una ineguagliabile stagione, che spetta a noi ricostruire, con le nuove generazioni"....
Ad Auschwitz sigillato il Memoriale italiano che ricordava i deportati comunisti, gli omosessuali e i rom che perirono – insieme agli ebrei – nei campi di sterminio nazisti. L’opera accusata di essere “priva di valore educativoâ€.
di Beatrice Andreose
“Un’opera d’arte fine a se stessa, priva di valore educativoâ€. Con questo pretesto il direttore del museo della Memoria di Auschwitz ha sigillato lo scorso primo luglio il Memoriale italiano che quest’anno quindi non sarà visitabile.
Il revisionismo storico imperante, non solo in Italia, ha senza dubbio comportato una drastica revisione di fatti e protagonisti con nuove rappresentazioni storiografiche della Shoah, così come della memoria pubblica europea. A farne le spese, oggi, è così anche il Memoriale italiano ad Auschwitz dal quale si vuole cancellare ogni memoria dei deportati comunisti, partigiani, omosessuali o rom che perirono, assieme agli ebrei che di essi facevano molto spesso parte, nei campi di sterminio nazisti.
Salutiamo in rete il nuovo sito dell'ANPI provinciale di Treviso.
Ogni strumento in più per combattere le nostre battaglie di libertà e giustizia è benvenuto.
Mestre Convegno "insegnare la storia, trasmettere la memoria, oggi.
Il senso della storia come kit di sopravvivenza per le giovani generazioni
17, 29 novembre, 18 gennaio, 16 febbraio, Centro Candiani Mestre
PROGRAMMA
17 novembre 2011, ore 9 con la partecipazione delle scuole
Per un’etica della memoria: le date da ricordare e la storia con-divisa
29 novembre 2011, ore 18
Alla ricerca della patria perduta (tra localismi e globalismi vari): â€Che cos’è una patria se non è un ambiente culturale? cioè conoscere e capire le cose.†[Luigi Meneghello, scrittore e partigiano]
18 gennaio 2012, ore 18
Il senso della storia (e l’attualità dei principi costituzionali e dell’antifascismo) contro il ritorno di vecchie “mitologieâ€
16 febbraio 2012, ore 9 con la partecipazione delle scuole
Memoria personale e memoria artificiale: insegnare la storia ai “nativi digitaliâ€
“Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
che non sanno la storia di ieri.
Io son solo e passeggio tra i tigli
con te, cara, che allora non c'eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
quelle nostre speranze d'allora,
rivivessero in quel che tu speri,
o ragazza color dell'auroraâ€.
Con l’auspicio di ritrovarci numerosi a questi appuntamenti, un fraterno saluto a tutti/e,
il Direttivo ANPI di Mestre Partecipano
Tiziana Agostini, Filippo Benfante, Gualtiero Bertelli, Mario Bonifacio, Marco Borghi, Alessandro Casellato, Maurizio Cermel, Cinzia Crivellari, Andrea Dresseno, Fabrizio Ferrari, Pietro Gavagnin, Sofia Gobbo, Giuseppe Indelicato, Elena Iorio, Matteo Lollini, Alberto Madricardo, Gianni Moriani, Stefano Maso, Donatella Panciera, Loredana Perissinotto, Edoardo Pittalis, Rossana Polato, Sandra Savogin, Roberto Vitelli, Rosanna Zanetti, Ruggero Zanin, Maria Rosa Zomaro
.........................
Nel Miranese la “difficile†Resistenza di pianura. di Luciana Granzotto
[ Intervento di Maria Luciana Granzotto al convegno organizzato dall’ANPI di Mirano per la “Giornata della Memoria dedicata ai Martiri di Mirano, Sala conferenza di Villa Errera, Mirano, 11 dicembre 2011]
Il miranese, o meglio, quel tratto di pianura veneta compreso tra le città di Padova, Venezia e Treviso, è stato teatro di una Resistenza che dalla città ha ricevuto l’impulso per nascere e svilupparsi. Possiamo individuare due fasi del movimento partigiano, che sono in sintonia col quadro nazionale: una prima fase, che va dal settembre ’43 alle soglie della primavera del ’44, in cui le persone coinvolte furono poche e legate ai vertici militari e politici; una seconda fase in cui la base del movimento partigiano tanto in pianura, quanto in montagna, si era allargata e politicizzata.
E’ uscito da Longanesi un paio di mesi fa un’ originale biografia di Giacomo Matteotti .L’autore è un giovane storico dell’Università di Padova nato proprio a Fratta Polesine , come il deputato socialista . Quello di Gianpaolo Romanato è un lavoro assai interessante , che attinge a fonti sino ad ora sconosciute , come il diario della moglie del martire Velia Titta . Il profilo di Matteotti è contestualizzato nel Polesine di allora, ove miseria , fame e ignoranza erano alquanto diffuse . L’impegno politico di Matteotti è colto nella sua interezza , nel desiderio di cambiare un mondo ch’egli non accettava e non poteva accettare . Ne esce il ritratto di un uomo di grande rigore morale che rifiutava i bassi compromessi e soprattutto il dilagante trasformismo della politica del suo tempo . Dal volume traspare pure il conflitto che afflisse in quella fase storica il partito socialista italiano ,diviso tra riformisti e massimalisti . Il volume è utilissimo per capire in quale contesto il fascismo si apprestava a conquistare il potere con le conseguenze storiche che noi tutti conosciamo .
( Fabrizio Ferrari )
Proponiamo e consigliamo un'altro bel libro scritto da uno scrittore del nostro territorio.
Roberto Ferrucci è nato a Marghera e vive a Venezia.
L'ultimo libro "di carta" (Roberto pubblica anche in formato digitale), "Sentimenti Sovversivi" è andato però a scriverlo in Francia. Precisamente a Saint Nazaire, sull'Atlantico, dove si costruiscono navi da crociera come qui da noi alla Fincantieri.
Le navi che costruiscono li però, guarda che combinazione, vengono anch'esse qui da noi a navigare dentro la laguna e dentro il canale della Giudecca.
Il tempo in cui e di cui Roberto scrive il suo libro, è quello dell'imbarazzo di avere un governo come quello che abbiamo avuto. Ma tra i tanti aneddoti, le sensibili descrizioni e le acute osservazioni politiche, il libro racconta soprattutto una storia d'amore.
Ed è questo amore che vive tra lo specchio lagunare e il turbolento oceano ad essere il vero contraltare bello alla miseria berlusconiana.
Stefano Ghesini (webMaster)
Il suo collega Tiziano Scarpa, ne scrive così:
"Un timbro inconfondibile, uno stile incantatorio e preciso" Tiziano Scarpa
Sul sito di Roberto Ferrucci, si possono scaricare altri due libri in formato digitale, da leggere con i moderni tablet (strumenti che servono a leggere i libri elettronici o eBook) o al computer. I libri sono facilmente scaricabili cliccando direttamente sulla copertina riprodotta in foto al seguente indirizzo. http://www.robertoferrucci.com/wordpress/
30.11.2011 In Libreria
Consigli di lettura: OTTANTA LETTERE di Mitia Chiarin
OTTANTA LETTERE
Ottanta Lettere è il titolo di un libro che raccoglie una serie di racconti brevi, concisi, fantastici, ironici, realisti, surrealisti, intimisti, drammatici ecc... scritti da Mitia Chiarin. Mitia è una giornalista nota e una scrittrice instancabile alimentata da un'energia sempre volta al positivo. Una positività che traspare nelle mai scontate, mai allegre, mai tristi storie.
Non sono storie sconfinate, anzi sono confinate dentro il recinto dell'invenzione sensibile e psicologica che costruisce i protagonisti. Quattro pagine che sono come i quattro anni dei replicanti di Blade Runner. Che raccontano una storia in breve, ma completa, che finisce presto ma esperta, e dopo l'ultima parola spesso ironica ti vien da dire ... ma come? e cerchi il resto in giro per tutto il libro. Quindi, passi i minuti successivi a pensarci su (magari con un mezzo sorrisetto stampato). "... è tempo ... di finire". E si passa ad un'altra storia.
I riferimenti Mitia li prende dal quotidiano dalle persone dalla fantasia. Ma è una fantasia che ha un registro "sociale", umano e umanistico con una precisa idea di cosa sia importante. E poi, Mitia è un'amica dell'ANPI, vive e trasmette una idea precisa della dignità e agogna attraverso i suoi personaggi una società ... civile.
C'è una cosa ancora da dire, il libro non è un libro, o meglio è un libro elettronico, un eBook edito da Blònk con la prefazione di Gianfranco Bettin, costa meno di 4 euro e può essere comprato a questo indirizzo - http://www.blonk.it/node/2 - Per leggerlo, occorre installare sul computer questo programma "AdobeDigital Editions" che si può scaricare gratis a questo indirizzo - http://adobe-digital-editions.softonic.it/ (per mac: http://www.softonic.it/s/digital-editions:mac).
stefano ghesini (WebMaster)
Dalla Prefazione di Gianfranco Bettin Mitia Chiarin: sono nata in una giornata troppo afosa nell’agosto del 1970. Vivo e lavoro a Mestre ma la parte sinistra del mio cervello si è stabilita da tempo in Patagonia, dove mi piacerebbe un giorno far finta di invecchiare. Faccio la giornalista. Ho iniziato in radio e tv private, ora faccio la cronista al quotidiano "La Nuova Venezia".
Ma prima di diventare giornalista sono stata studentessa svogliata, ex sassofonista di banda municipale, ex raccoglitrice di pomodori.
In fondo quel che mi piace fare è raccontare. Le vite degli altri e anche un pochino la mia.
Se non vado errato era il 24 Aprile del 1977. Ero allora il giovane assessore al commercio del Comune di Venezia. Il mio lavoro era durissimo, dovevo costruire dal nulla un parte dell’amministrazione, un assessorato che prima non esisteva. Quel 24 Aprile, nel primo pomeriggio, Mario Rigo, allora sindaco di Venezia, mi chiama nel mio ufficio in Riva del Vin. Senti, mi dice, alle 18 arriva in stazione a S. Lucia Sandro Pertini, deve intervenire alla cerimonia commemorativa della Liberazione domani in Palazzo Ducale. Per favore fai gli onori di casa, va a riceverlo. Va bene, ci vado, rispondo. Con Sandro Pertini avevo una cordiale amicizia, conosceva molte storie della mia famiglia e nutriva molta simpatia per me. Alle 17 e 30 chiamo i motoscafisti per andare ad accogliere la terza carica dello Stato. Arrivo alla stazione, chiedo informazioni. Il treno sarebbe giunto al primo binario, e in coda c’era il vagoncino del Presidente della Camera. Il convoglio arriva e vado ad accogliere il Presidente. I soliti affettuosi saluti poi mi prende sottobraccio e ci incamminiamo lungo il marciapiede del primo binario. Dopo i primi passi si avvicina il Commissario della Polfer. Saluta il Presidente e poi chiede: “ Presidente, Lei rientra qui stanotte? Devo organizzare la sorveglianza? Con quel tono deciso che lo caratterizzava, Pertini risponde si, questa sera rientro. Il Commissario saluta e si allontana. Pertini stringendomi il braccio mi dice: “ La terza carica dello Stato a Venezia dovrebbe scendere al Danieli o al Gritti, ma io, da buon ligure, risparmio perche quando qualche mamma mi scrive, per chiedermi aiuto per portare a visitare o ad operare il suo bambino all’estero, Sandro Pertini le manda sempre un assegno. Questo episodio in tutta la sua semplicità esprime la grande umanità di un uomo che silenziosamente aiutava gli altri con generosità e riservatezza. Inutile dire che un simile episodio impone un raffronto con un altro tipo di “generosità “ della storia recente, quella di Silvio Berlusconi verso le olgettine. Altra dimensione umana, altra etica, altra concezione del mondo. A tal punto ognuno può fare le proprie riflessioni.