Archivio Memoria e attualità a cura del professor Fabrizio Ferrari
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Mercoledì 06 Luglio 2011 08:36
Memoria e attualità
Scalfaro: un uomo tra etica e umanità
Oscar Luigi Scalfaro se n’è andato. E’ stato un presidente di alto profilo morale e civile. Il suo antifascismo nasceva dai valori cristiani radicalmente antagonisti di quelli dello Stato Etico. La sua impronta di magistrato l’ha portata sempre con sé, dalla Costituente sino alla fine della sua vita. Tale impronta, ispirata al diritto, alla moralità, all’etica nella politica, l’ha espressa in tutti i suoi atti. Ha assunto talvolta posizioni che alcuni hanno definito bigotte all’inizio della sua esperienza politica, quando lo scontro ideologico era duro e aspro, ma la storia ha poi fatto giustizia di questi suoi comportamenti. E’ stato un uomo che aveva nel DNA il senso della politica, che è quello di tutelare l’interesse generale del paese. Per questo è apparsa naturale e ovvia, negli anni novanta, la sua contrapposizione a Berlusconi che del potere aveva fatto un uso personale. Le leggi ad persona sono state le pagine più tristi e miserabili della politica italiana di questi anni. Di Oscar Luigi Scalfaro ho ricordi degli anni novanta. Lo incontrai alcune volte al Quirinale . Ero allora presidente di Anffas, la grande associazione delle famiglie con persone con disabilità intellettiva. La sua attenzione alle questioni che gli ponevo fu immediata così come verso il volontariato, di cui sapeva, facevo parte. Manifestò subito una grande disponibilità verso quell’Italia debole e spesso dimenticata che non sa difendersi, che presso di lui io rappresentavo. Mi disse subito: Il consigliere Guidi è a sua disposizione per qualsiasi necessità. E così fu. In più circostanze non esitò a dare il suo aiuto all’associazione e il patrocinio alle nostre iniziative. Nei nostri colloqui gli chiesi da che cosa derivasse questa sua sensibilità verso il mondo della disabilità. Scalfaro, con grande semplicità mi raccontò che da Ministro dell’Interno aveva costruito un rapporto di amicizia con un questore di Milano che aveva un figlio affetto da sindrome di Down. Il ragazzo , dotato di notevole autonomia , si muoveva in città da solo , in modo assai disinvolto . Un giorno, attraversando una strada fu investito da un’automobile è fu ucciso sul colpo. Compresi allora, mi disse Scalfaro, quale sia il rapporto affettivo che lega un genitore a un figlio disabile. Quell’episodio mi lascò un segno . Da allora Il Presidente Scalfaro non cessò mai di guardare al mondo dei disabili con grande umanità, alla luce di quei principi sanciti dagli articoli tre e trentotto della Costituzione della Repubblica che danno ai cittadini pari dignità indipendentemente dalle loro condizioni fisiche e sociali. Con Oscar Luigi Scalfaro se va un pezzo di storia dell’Italia repubblicana ricca di umanità e senso dello Stato . Purtroppo di quest’ultimo sentiamo immensamente la mancanza perché senza di esso non esiste la Politica, quella vera, quella autorevole, quella con la P maiuscola .
Fabrizio Ferrari
Materiali dall'archivio del professor Fabrizio Ferrari
Personaggi dell’Antifascismo Gianpaolo Romanato
UN ITALIANO DIVERSO Giacomo Matteotti
E’ uscito da Longanesi un paio di mesi fa un’ originale biografia di Giacomo Matteotti .L’autore è un giovane storico dell’Università di Padova nato proprio a Fratta Polesine , come il deputato socialista . Quello di Gianpaolo Romanato è un lavoro assai interessante , che attinge a fonti sino ad ora sconosciute , come il diario della moglie del martire Velia Titta . Il profilo di Matteotti è contestualizzato nel Polesine di allora, ove miseria , fame e ignoranza erano alquanto diffuse . L’impegno politico di Matteotti è colto nella sua interezza , nel desiderio di cambiare un mondo ch’egli non accettava e non poteva accettare . Ne esce il ritratto di un uomo di grande rigore morale che rifiutava i bassi compromessi e soprattutto il dilagante trasformismo della politica del suo tempo . Dal volume traspare pure il conflitto che afflisse in quella fase storica il partito socialista italiano ,diviso tra riformisti e massimalisti . Il volume è utilissimo per capire in quale contesto il fascismo si apprestava a conquistare il potere con le conseguenze storiche che noi tutti conosciamo .
( Fabrizio Ferrari )
Se non vado errato era il 24 Aprile del 1977. Ero allora il giovane assessore al commercio del Comune di Venezia. Il mio lavoro era durissimo, dovevo costruire dal nulla un parte dell’amministrazione, un assessorato che prima non esisteva. Quel 24 Aprile, nel primo pomeriggio, Mario Rigo, allora sindaco di Venezia, mi chiama nel mio ufficio in Riva del Vin. Senti, mi dice, alle 18 arriva in stazione a S. Lucia Sandro Pertini, deve intervenire alla cerimonia commemorativa della Liberazione domani in Palazzo Ducale. Per favore fai gli onori di casa, va a riceverlo. Va bene, ci vado, rispondo. Con Sandro Pertini avevo una cordiale amicizia, conosceva molte storie della mia famiglia e nutriva molta simpatia per me. Alle 17 e 30 chiamo i motoscafisti per andare ad accogliere la terza carica dello Stato. Arrivo alla stazione, chiedo informazioni. Il treno sarebbe giunto al primo binario, e in coda c’era il vagoncino del Presidente della Camera. Il convoglio arriva e vado ad accogliere il Presidente. I soliti affettuosi saluti poi mi prende sottobraccio e ci incamminiamo lungo il marciapiede del primo binario. Dopo i primi passi si avvicina il Commissario della Polfer. Saluta il Presidente e poi chiede: “ Presidente, Lei rientra qui stanotte? Devo organizzare la sorveglianza? Con quel tono deciso che lo caratterizzava, Pertini risponde si, questa sera rientro. Il Commissario saluta e si allontana. Pertini stringendomi il braccio mi dice: “ La terza carica dello Stato a Venezia dovrebbe scendere al Danieli o al Gritti, ma io, da buon ligure, risparmio perche quando qualche mamma mi scrive, per chiedermi aiuto per portare a visitare o ad operare il suo bambino all’estero, Sandro Pertini le manda sempre un assegno. Questo episodio in tutta la sua semplicità esprime la grande umanità di un uomo che silenziosamente aiutava gli altri con generosità e riservatezza. Inutile dire che un simile episodio impone un raffronto con un altro tipo di “generosità“ della storia recente, quella di Silvio Berlusconi verso le olgettine. Altra dimensione umana, altra etica, altra concezione del mondo. A tal punto ognuno può fare le proprie riflessioni.
( F F )
Profili:
Cesare Musatti: Un uomo tra scienza e antifascismo di Fabrizio Ferrari
A Venezia la famiglia Musatti era assai nota per il prestigio e l’autorevolezza di alcuni suoi membri. Era anche tra le più importanti della numerosa Comunità Israelitica che in città aveva allora un ruolo non secondario nella vita sociale e istituzionale . L’orientamento politico era saldamente socialista. Infatti, il nonno di Cesare era stato amministratore della città, e il suo nome era legato alla costituzione dell’Azienda Comunale di Navigazione Interna nata nel 1904, che aveva innovato il trasporto pubblico del centro lagunare con nuovi mezzi a vapore chiamati volgarmente “ vaporetti “. Il padre Elia era stato deputato socialista del Regno d’Italia per ben tre legislature e vantava una solida amicizia con Giacomo Matteotti, deputato rodigino. In città aveva fondato un quotidiano “Il Secolo Nuovo “ che ben presto ebbe una notevole diffusione a Venezia, anche se contrastato dagli ambienti ecclesiastici che lo definivano : “ Il giornale del diavolo “ . La famiglia Musatti viveva tra Venezia e la Riviera del Brenta ove le famiglie patrizie della Serenissima trascorrevano le vacanze estive secondo una tradizione secolare. Cesare nasce a Dolo, sulle rive del Brenta, il 21 settembre del 1897. Gli studi liceali li segue al Giulio Cesare di Roma . Nel 1917 è ufficiale nella Prima Guerra Mondiale e nel 1922 si laurea a Padova in Filosofia, ma la sua vera passione era la Psicologia. Sono questi gli anni in cui la cultura europea è pervasa dal pensiero di Sigmund Freud e il giovane Musatti ne è affascinato. Sin da giovane entra negli ambienti socialisti veneziani molto vivaci e stimolanti anche perché vi erano stati uomini di alto profilo come Giacinto Menotti Serrati che aveva diretto la locale Camera del Lavoro . Durante gli studi entra in contatto a Padova con il professor Benussi, ritenuto allora il più autorevole psicologo italiano. Con la tragica morte di quest’ultimo per suicidio, gli è affidato il Laboratorio di Psicologia Sperimentale dell’ateneo patavino e nel 1933 tiene il suo primo corso accademico. A Padova conosce Concetto Marchesi, rettore dell’Università, legato al Partito Comunista Italiano. Con lui stabilisce un rapporto di profonda amicizia e di solidarietà antifascista che lo farà destinatario di confidenze politiche assai riservate. In questo periodo si dedica alla diffusione in Italia della Psicologia della Forma, detta anche della Gestalt, di cui diviene il più autorevole conoscitore. Con le leggi razziali del 1938 è allontanato dall’Università di Padova e declassato a insegnate liceale. Si trasferisce allora a Milano e dal 1940 insegna filosofia al Liceo Parini, prestigioso istituto frequentato dai rampolli della borghesia ambrosiana. A Milano entra nei circoli socialisti e incontra amici di vecchia data come Bonaventura Ferrazzutto amministratore della Angelo Rizzoli Editore , pure lui veneziano , trapiantato a Milano da molti anni , ma anche Adriano Olivetti , imprenditore di Ivrea , uomo d’avanguardia di cultura israelita, che conduceva un’azienda florida ,molto proiettata verso il futuro . Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale è nominato capitano con un ruolo marginale perché di religione ebraica . Nella primavera del '43 le sorti della seconda guerra mondiale volgevano decisamente a favore degli alleati. Si adunarono allora a Milano, attorno a Lelio Basso, alcuni vecchi socialisti che fondarono nel Gennaio del 1943 il Movimento di Unità Proletaria. L'ambizione era di costruire un partito (PSIUP) erede dell'antico Partito Socialista Italiano, anteriore alle scissioni (da quella di Livorno in poi). Il gruppo, cui partecipava anche Musatti, si riuniva in casa di Ferrazzutto (già amministratore dell'Avanti, prima del fascismo, e che allora era il direttore amministrativo dell'editore Rizzoli), in via Locatelli 5. Lelio Basso presiedeva le riunioni. A Musatti fu conferito l'incarico di trovare il denaro per una prima organizzazione, e poì di cercare di allacciare rapporti col Partito comunista clandestino di cui si conosceva l'esistenza, ma che agiva con estrema prudenza ed era, anche per gli antifascisti, difficilmente raggiungibile. Il gruppo, per una leggerezza cospirativa di uno dei componenti fu in parte arrestato. Basso e altri fuggirono, mentre Musatti evitò la cattura solo perché risiedeva a Ivrea e aveva avviato un laboratorio di Psicologia del Lavoro all’Olivetti. Dal 1947, dopo la tragedia bellica, ritorna a insegnare all’Università Statale di Milano. Della psicoanalisi freudiana Musatti fu il leader indiscusso negli anni del dopoguerra, quando comparve il suo Trattato di psicoanalisi, pubblicato da Einaudi in due volumi (1949), volume uscito quando non erano ancora disponibili le opere di Freud in italiano, che poi pubblicò proprio Musatti da Boringhieri. Il Trattato è una rigorosa esposizione generale delle dottrine di Freud, puntualmente illustrate da una casistica personale, ma i volumi e la psicoanalisi stessa, in Italia non sfondarono. Le teorie freudiane furono quasi respinte prima ancora di essere conosciute, sia dalla cultura universitaria che da quella di ispirazione cattolica. Pesavano su questo insuccesso anche gli anni dell'isolamento culturale dovuto al Fascismo. Dal 1955 si cominciò a pubblicare sotto la sua direzione la 'Rivista di psicoanalisi', erede della 'Rivista italiana di psicoanalisi' fondata nel 1932 da Weiss, che costituisce l'organo ufficiale della Società Psicoanalitica Italiana. Dal 1967 assunse la Direzione dell'edizione italiana delle opere di Freud presso l'editore Boringhieri. La produzione di Musatti è caratterizzata da una rigorosa difesa del nucleo concettuale della psicoanalisi freudiana e, al tempo stesso, da un'acuta sensibilità nei confronti della diversa situazione sociale e culturale nella quale il suo discorso si viene via via inserendo. Il timore che la teoria freudiana degenerasse in una vaga ideologia consolatoria da una parte e che l'applicazione ad ambiti molto lontani da quello ove si era costituita provocasse una perdita dello 'specifico analitico' dall'altra, l’hanno portato ad aderire alle forme organizzative del Movimento Psicoanalitico in modo difensivo (Ad esempio ha avversato duramente l'inserimento della psicoanalisi lacaniana in Italia). Gli è stato spesso rimproverato di non aver adottato, nelle istituzioni preposte alla trasmissione del sapere psicoanalitico, lo stesso atteggiamento liberale e progressista da lui assunto nella sua vita politica e sociale. Musatti tuttavia non ha mai celato la sua convinzione che la psicoanalisi fosse una terapia riservata ai ceti borghesi e che fosse inutile e illusorio estenderla al di fuori della sua originaria cerchia di competenza. Alla base del suo pensiero c'era l'idea che la psicoanalisi servisse a comprendere l'umanità, ma che non tutti, necessariamente, dovessero sapere cosa fosse l'analisi. Era un convinto assertore del potenziale liberatorio, antirepressivo, insito nelle proposte freudiane, ma la sua difesa dell'ortodossia e la fedeltà all'istituzione psicoanalitica non divennero mai accettazione acritica e appartenenza 'religiosa'. Inoltre, non fu mai un uomo di potere, non fondò una scuola di psicoanalisi che tramandasse il suo nome e i suoi insegnamenti e che vegliasse sull'ortodossia degli associati rispetto al Verbo Freudiano. Era uno spirito critico, con libertà di giudizio e dotato di sottile ironia. Musatti scrisse anche libri di letteratura e fra questi ricordiamo I pronipoti di Giulio Cesare, che gli fece vincere nel 1981, il Premio Viareggio. Come intellettuale, s’interessò anche moltissimo di teatro (per il quale aveva un'antica passione) e di televisione. Da aristocratico illuminato si impegnò anche sul piano civile, accettando per due volte la carica di Consigliere Comunale di Milano, nel 1956 nella lista del PSI, e nel 1970 in quello dello PSIUP. Si batté in difesa della pace, del progresso dei lavoratori, dell'emancipazione femminile e dei diritti civili. Musatti muore nel 1989 a Milano.
Il profilo di Emilio Scarpa
Nota di Fabrizio Ferrari
Il settimanale socialista veneziano Il Secolo Nuovo , il 26 Maggio del 1946 pubblicava un profilo di Emilio Scarpa scritto da Luigi Ferroni . Erano i giorni in cui la notizia della morte di Scarpa era giunta a Venezia con dovizia di particolari . L’articolo mi fù dato dallo stesso Ferroni trent’anni dopo allorquando io volli fosse intitolata la sezione socialista del rione Piave alla sua memoria . Ne parlai con lui e rovistando tra le sue carte lo ritrovò . Ricordò che me lo portò come si trattasse di un reperto archeologico . In realtà lo era. Il nome di Scarpa lo avevo incontrato in più scritti . Nel volume del Pappalettera “ Tu passerai per il camino “ e in altri scritti di Armando Gavagnin sulla Resistenza a Venezia . Nell’articolo si fà cenno a Tiziano Inguanotto . Qualcuno si chiederà chi era costui ? Inguanotto gestiva l’omonima pasticceria al Ponte del Lovo ( ponte del lupo ) nei pressi del Teatro Goldoni . Tiziano era notoriamente socialista . Aveva sposato Filomena Ferrazzutto , sorella di Bonaventura di cui più sopra abbiamo detto . La pasticceria era un punto di riferimento per i resistenti che giungevano a Venezia . Li si poteva trovare aiuto e collaborazione , era centrale e sempre aperta . Quando Emilio Scarpa pubblicò il suo AVANTI ! – edizione di Venezia ( senza data ) un certo numero di copie furono occultate in un cunicolo nel retro del forno , luogo impossibile da raggiungere a qualsiasi persona che non lo conoscesse . Nel locale pubblico poi , poteva pure essere consegnato con una certa accortezza agli antifascisti veneziani che di li passavano . Quando la polizia fascista sequestrò il giornale furono arrestati Scarpa , Sorteni e Inguanotto . Scarpa allora si assunse la paternità della pubblicazione e Sorteni e Inguanotto furono liberati . Scarpa prese la via di Mauthausen, purtroppo senza ritorno . Concludo con un particolare . Quando il campo fu liberato dalle truppe americane il 5 Maggio del 1945 , un gruppo di ragazzotti della US Army lanciò dal camion una cassa di patate crude . Vi furono una decina di morti per raccoglierle . Basta solo questo per capire quanto fame avessero quei poveri sopravvissuti .
Nel Veneziano il Movimento di Unità Proletaria , fondato a Milano da Lelio Basso il 10 Gennaio del 1943 , raggiunse uno sviluppo molto limitato e rimase sostanzialmente circoscritto alla città di Venezia e all’area industriale di Porto Marghera. A Venezia il movimento venne fondato nel 1943 dal socialista Cesare Lombroso che, negli anni trenta, aveva preso parte alle attività del Csi e, qualche anno dopo, era stato uno dei primi ad aderire all’iniziativa politica promossa dal gruppo milanese di Basso e Viotto. La pasticceria del vecchio militante socialista Tiziano Inguanotto, al Ponte del Lovo, rappresentò – secondo Lombroso – il «luogo di ritrovo di vecchi e giovani militanti che si scambiavano notizie e speranze» e il principale punto di riferimento per il veneziano Emilio Scarpa che, inviato da Basso e Viotto «per potenziare il movimento a Venezia e nel Veneto», diffuse in città alcune copie dell’“Avanti!” clandestino edito dal gruppo di Milano. Altri luoghi d’incontro per i militanti del movimento erano gli studi degli avvocati Arduino Cerutti – che nel corso del 1942 ricostituì a Venezia, insieme a Giovanni Giavi, il Psi – e Renato Pezzutti, dove Lombroso, insieme ai suoi amici Guido Massaro e Nino Righetti, organizzò alcune riunioni clandestine; i negozi gestiti dai Poggi, gente «di antica tessera socialista», e, infine, il caffè Piccolo Lavena. Il Mup di Lombroso aveva dei rapporti molto stretti con il Psi tanto che, secondo Giovanni Giavi, i due gruppi lavoravano spesso insieme e facevano molte riunioni in comune. Nel novembre 1942, i rappresentanti delle forze antifasciste veneziane, tra cui, forse, anche quelli del Mup, costituirono un comitato interpartitico che, tuttavia, nel complesso, non sembra sia stato mai particolarmente attivo. Il 26 luglio’43 esso organizzò una manifestazione in piazza San Marco – a cui, molto probabilmente, il gruppo di Cesare Lombroso non aderì – durante la quale i comunisti Longobardi e Gianquinto, i socialisti Giavi e Fioran e gli azionisti Gavagnin e Martignoni fecero dei comizi per chiedere la liberazione dei detenuti politici. A Porto Marghera, centro industriale alle porte della città sviluppatosi nel primo dopoguerra, il movimento venne fondato all’interno dello stabilimento industriale Vetrocoke dall’operaio socialista Ermanno Giommoni e dal caporeparto della distilleria catrame Antonioli, che era già da tempo in contatto con il gruppo di Lombroso e con alcuni esponenti del Mup di Milano e di Torino. Nell’area industriale e, in particolare, presso la fabbrica Vetrocoke, nonostante la forte presenza di operai di estrazione prevalentemente contadina dall’«animo tradizionalmente conservatore» e con una «scarsa preparazione politico-culturale», Ermanno Giommoni riuscì a individuare con paziente scelta un piccolo gruppo, dotato di sicura coscienza antifascista e politicamente orientato, e a farne una cellula base di aggregazione, pur embrionale, di una cinquantina di unità, che superando la passività abituale avevano aderito a sviluppare un’iniziativa politica sufficientemente coerente .All’indomani della caduta del fascismo non sembra che il Mup , la cui influenza, nel frattempo si era espansa all’intera area di Porto Marghera, abbia dato segni di particolare attività.
Antifascisti veneziani dimenticati
A cura di F.Ferrari
Con una cerimonia pubblica , lo scorso 2 Giugno , festa della Repubblica Venezia ha voluto ricordare tre antifascisti dimenticati , Ida D’Este , Bonaventura Ferrazzutto ed Emilio Scarpa . Questi ultimi due, dopo vent’anni di lotta al fascismo sono deceduti dopo atroci sofferenze nel Campo di Mauthausen . Qui di seguito le loro biografie ricostruite con un paziente lavoro di ricerca storica .
Ida D'Este
Nata a Venezia il 10 febbraio 1917, morta a Venezia il 9 agosto 1976, insegnante.
Laureatasi a Ca' Foscari nel 1941, Ida D'Este ha insegnato regolarmente francese sino al 1943, anno in cui l'incontro con Giovanni Ponti, insegnante di lingue classiche al Liceo di Venezia, determina una scelta definitiva nella sua vita. Il professor Ponti, infatti, dopo l'armistizio, era diventato un autorevole membro del CLN veneziano e, in quanto tale, introdusse Ida prima nella Resistenza e poi in politica. Alla giovane viene affidato il compito di fare la "staffetta" tra i comitati provinciali di Venezia, Padova, Vicenza e Rovigo e di mantenere i collegamenti tra Ponti e Alessandro Zancan, assistente all'istituto di Farmacologia dell'Università di Padova. Nel gennaio del 1945, la staffetta partigiana cade nelle mani della polizia. Arrestata con altri membri del CLN, Ida è detenuta e torturata dalla banda Carità a Palazzo Giusti a Padova. È quindi deportata a Campo Tures, presso Bolzano. La Liberazione evita alla giovane il trasferimento in Germania. Di quest'esperienza, Ida D'Este parla nel libro "La Croce sulla schiena", un diario pubblicato dalla "Edizioni Cinque Lune" nel 1953, ripubblicato nel 1966 e, ancora, nel 1981, per iniziativa del Comune di Venezia. Nel dopoguerra, Ida D'Este, che aveva ripreso saltuariamente l'insegnamento del francese, organizza nella regione il movimento femminile della Democrazia cristiana. Prima dei non eletti nelle liste della DC, subentra come deputato al Parlamento nel 1953 e viene confermata nelle elezioni dello stesso anno. Esplica la sua attività di deputata nelle commissioni Lavoro e Previdenza e collabora con Tina Anselmi al coordinamento delle giovani democristiane. Nel 1958, quando decide di lasciare la vita politica, torna alle lezioni di francese, ma si dedica prevalentemente ad attività di carattere assistenziale. Ida D'Este ha fondato, nel 1963, l'istituto laico "Missionarie della carità", che ha come scopo il recupero delle prostitute e la tutela delle ragazze madri.
Bonaventura Ferrazzutto
Una vita per la libertà e l’antifascismo
Bonaventura Ferrazzutto 1) detto Ventura partigiano italiano veneziano. La sua famiglia era di origine friulana, di Cisterna di Coseano (Ud). Il padre Antonio gestiva una trattoria in Calle dei Fabbri, a Venezia, nei pressi di Campo S. Luca. Quinto di sette fratelli 2), dopo le scuole elementari frequenta le secondarie tecniche, com’erano chiamate allora le scuole professionali commerciali. Giovanissimo entra nel movimento socialista veneziano. Nel 1912, a venticinque anni conosce HYPERLINK Giacinto Menotti Serrati, esponente di spicco dell’ala massimalista del PSI, direttore del settimanale veneziano “ Il Secolo Nuovo“ ed anche segretario della Camera del Lavoro della città. L’amicizia con Serrati lo condurrà a divenire poi il suo più stretto collaboratore e segretario. E’ interessante citare il giudizio di Antonio Gramsci su Serrati :” È certo che Serrati fu allora amato come mai nessun capo di partito è stato amato nel nostro paese “.Nel 1914 Serrati è nominato direttore dell’ Avanti!, il quotidiano dello PSI e Bonaventura Ferrazzutto lo segue un anno dopo a Milano, nel 1915. In quell’anno egli, infatti, è oggetto di un provvedimento di allontanamento dalla sua città perché, neutralista, pacifista e antimilitarista. Pochi anni dopo sposa Elvira Pillon, pure lei veneziana, che già nel 1911 era collaboratrice del supplemento de " Il Secolo Nuovo ,“ Su compagne ! “ , nato per far avanzare l’emancipazione femminile in città . Elvira Pillon diventerà poi dirigente nazionale del movimento delle donne socialiste. Ventura Ferrazzutto entra facilmente negli ambienti della sinistra milanese costruendo rapporti di amicizia con Angelica Balabanoff, Claudio Treves e molti altri. Nel 1917 è attivo nel Soccorso Rosso, organizzazione il cui fine era aiutare i compagni arrestati o in difficoltà. Dopo un breve periodo di attività presso la Camera del Lavoro di Milano, ove si occupa della stipula dei primi contratti nazionali di lavoro, passa all’amministrazione dell’Avanti!. Quando Giacinto Menotti Serrati fonda il PC d’Italia ed esce dal partito, egli rimane nello PSI con i riformisti. Pietro Nenni assume allora la direzione del giornale e Ventura Ferrazzutto ne diviene l’amministratore. L’amicizia con Nenni diviene molto stretta. Nel 1922 dopo il secondo assalto dei fascisti, la tipografia del quotidiano socialista, allocata in via S. Gregorio, è totalmente distrutta e il giornale deve chiudere. Ferrazzutto con tutti i linotipisti del quotidiano accetta la proposta di Angelo Rizzoli di passare alle sue dipendenze e collabora con l’editore milanese che voleva sviluppare e incrementare la propria attività. Lavora gomito a gomito con l’intelligente imprenditore milanese e ne ottiene stima e fiducia tanto che egli lo nomina procuratore generale della Angelo Rizzoli Editore e poco dopo direttore amministrativo . Nel 1932 Ferrazzutto con Domenico Viotto fonda a Milano la Chimico-Galvanica, un’impresa per la commercializzazione dei prodotti chimici con sede in viale Bligny. La società fu un centro importante della lotta antifascista milanese, centro di cospirazione e di unione delle forze che si opponevano al regime e fonte di finanziamento del Partito Socialista milanese. Sono questi gli anni dell’avvio dell’industria cinematografica italiana e Ferrazzutto s’impegna nella costruzione della casa cinematografica dell’editore milanese. Giunge così alla realizzazione nel 1934 a uno dei primi film parlati in lingua italiana . “ La signora di tutti “. In questi anni è anche protagonista dello sviluppo di quel rapporto di amicizia che legherà Angelo Rizzoli a Pietro Nenni e al Partito Socialista Italiano. Bonaventura Ferrazzutto con il crollo del fascismo entra nel lotta partigiana milanese. Approfitta del suo ruolo nella Rizzoli e avvia con il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) un’attività editoriale clandestina per la stampa di documenti falsi per l’espatrio di perseguitati, ebrei ed esponenti della Resistenza, mentre la sua casa di Cannero, sul Lago Maggiore, diviene rifugio sulla via dell’espatrio verso la Svizzera di molti ebrei, resistenti e perseguitati, mentre quella milanese diviene un centro di cospirazione, in particolare vi s’incontrano i dirigenti del MUP ( movimento di unità proletaria ) 3) HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Lelio_Basso" \o "Lelio Basso" Lelio Basso, HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Musatti" \o "Cesare Musatti" Cesare Musatti, HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Greppi" \o "Antonio Greppi" Antonio Greppi, Domenico Viotto, Veratti e altri resistenti Ferrazzutto furono uno dei fondatori del Centro Clandestino Raccolta Notizie creato a Milano dai redattori dell’Avanti ! che sarà importante per l’azione del CLNAI. Vale la pena qui ricordare che sono ben trentaquattro i giornalisti della testata delle redazioni di Roma e Milano caduti nella lotta di liberazione nazionale. Per una banale delazione Ventura Ferrazzutto il 26 novembre del 1943 è arrestato a Milano dalla Gestapo nella sua casa in via Locatelli 5, di buonora, alle 5 del mattino, E’ trasferito a S. Vittore e poi trasferito nel HYPERLINK "http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Mauthausen-Gusen" \o "Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen" campo di sterminio di Mauthausen. Infatti, Elda Colombini, separata dal marito, lavorava dal 1941 come addetta alle vendite nella Società anonima Chimico-galvanica, l’azienda milanese diretta da Domenico Viotto, che occupava diversi antifascisti e finanziava il Partito socialista. Biotto tentò ripetutamente d’interrompere una relazione inconciliabile con le esigenze di segretezza imposte dalla clandestinità. Il 9 novembre 1943, dopo una telefonata che lo informava del controllo stabilito dalla Polizia sulla sua casa, Viotto si rese irreperibile per l’amante. Questa nei giorni seguenti si recò più volte negli uffici della Chimico-galvanica a chiedere informazioni, di fronte alle risposte brusche o evasive che le furono date, diede in escandescenze, manifestando oscuri propositi di vendetta. Venerdì 12 novembre la Gestapo irruppe nello studio milanese dell’avvocato Beltramini, in via Andreani, che fungeva da deposito del giornale “Avanti!”, catturando diversi elementi del direttivo regionale socialista, convenuti per una riunione. Alla retata seguirono arresti alla spicciolata di persone delle quali i tedeschi conoscevano i recapiti clandestini. L’operazione, costata la libertà a una quarantina di antifascisti, fu secondo alcuni il risultato dell’inosservanza delle norme sulla clandestinità; altri la riferirono piuttosto alla soffiata della Colombini. Infatti, all’indomani della retata in via Andreani, Viotto fece avere alla donna una lettera nella quale spiegava le ragioni per cui una vita in comune non era più possibile e prometteva, comunque, di aiutarla materialmente. Invece di sortire l’effetto sperato questa comunicazione fece precipitare gli eventi. Esasperata per l’abbandono, la Colombini prese contatto con la Polizia di sicurezza germanica e segnalò la Chimico-galvanica come base sovversiva, facendo i nomi delle persone cui imputava le proprie disavventure sentimentali. Ferrazzutto e spedito a Mauthausen da Milano con un convoglio ( Trasporto 33 ) partito il giorno 4 marzo del 1943 e lì vi giunge il 13 marzo. Gli è attribuito il n . 57579 di matricola, nella prigionia non viene meno il suo impegno antifascista ed entra a far parte del Comitato di Liberazione Internazionale del lagher con alcuni altri italiani come evidenzia il Pappalettera nel suo “Tu passerai per il camino“ edito da Mursia. Il comitato organizza una rivolta, poi detta rivolta dei Russi, che consente la fuga di molti prigionieri poi in parte ricatturati. Bonaventura Ferrazzutto è poi trasferito nel Castello di Hartheim, lagher nel quale i prigionieri erano oggetto di brutali esperimenti scientifici. Qui muore il 4 ottobre 1944 (data presunta) all’età di cinquantasette anni. Di lui non si avranno più notizie, sarà uno dei molti usciti per il camino. La notizia della morte di Ferrazzutto giunta a Milano suscitò una grande eco nel popolo socialista come testimonia una lettera di Lelio Basso a Pietro Nenni del 10 marzo del 1945 . Il 1º maggio 1945 il quotidiano socialista Avanti! Esce con la foto di Ferrazzutto in prima pagina a ricordo di una vita interamente spesa per il mondo del lavoro, la libertà e il movimento socialista. La Federazione veneziana del PSI intitolerà la sezione di Marghera alla sua memoria ed anche una a Milano , la federazione milanese . Angelo Rizzoli, in ricordo di questo suo stretto collaboratore, nel nuovo stabilimento di via Civitavecchia a Milano, ora via Angelo Rizzoli, vorrà una lapide marmorea affinché il suo contributo allo sviluppo dell’impresa editoriale non sia mai dimenticato così come il suo sacrificio per la libertà in Italia.
Note
1) Il nome Ferrazzutto di origine friulana si trova scritto con una t e con due t. E’ curioso rilevare che il nome del padre Antonio all’anagrafe appare con una sola t, i figli si firmavano con due t.Alla Fondazione Lelio e Leslie Basso nei documenti si rileva la questione della t , e si evidenzia che Ventura Ferrazzutto si firmava sempre con due t .
2 ) I fratelli Ferrazzutto erano sette : Emma , Italia, Matteo, Filomena, Ventura ,Cesare e Lina . Due altre figlie del padre Antonio morirono poco dopo la nascita, Ida e Giovanna. Matteo sarà membro della deputazione provinciale di Venezia nominato dal CLN e Cesare farà parte della Sezione Straordinaria della Corte d’Assise presso la Corte d’Appello di Venezia per i crimini fascisti.
3) Il Movimento di Unità Proletaria nacque ufficialmente, a Milano, il 10 gennaio 1943, dopo mesi di febbrile attività clandestina, per opera di Lelio Basso, Domenico Viotto, Corrado Bonfantini, Carlo Andreoni, Paolo Fabbri, Roberto Veratti. Vi confluirono gruppi che provenivano da Bologna, Torino, Roma, Venezia, Firenze, Brescia. Il Movimento, costituito da uomini che rappresentavano le diverse anime del proletariato e della piccola borghesia (massimalisti, riformisti, comunisti, anarchici, repubblicani di sinistra, giovani di Giustizia e Libertà), si proponeva di rinnovare i vecchi schemi della tradizione socialista italiana, per realizzare la massima unità del movimento operaio «attorno ad un programma concreto e attuale».Dopo la caduta di Mussolini, durante i quarantacinque giorni, la fedeltà, che la maggioranza dei lavoratori dimostrò di avere per la vecchia bandiera del PSI non permise al M.U.P. di raccogliere l'adesione delle masse. Lelio Basso e gli altri, accortisi della realtà politica del momento, decisero nell'agosto 1943 di fondersi con il Partito Socialista. La fusione portò alla costituzione del Partito Socialista di Unità Proletaria (P.S.I.U.P.).Durante la Resistenza, gli uomini che avevano fatto parte del M.U.P. costituirono l'ossatura ed ebbe funzioni di comando delle formazioni Matteotti in Piemonte (Renato Martorelli), Lombardia (Corrado Bonfantini), Emilia-Romagna (Fernando Baroncini) e nel Lazio ( Carlo Andreoni). A Venezia a dirigere il MUP era Cesare Lombroso. Esponenti del gruppo erano Ermanno Giommoni, Francesco Parlanti, Emilio Scarpa e altri, punto di riferimento del movimento era la pasticceria di Tiziano Inguanotto al Ponte del Lovo, nei pressi del Teatro Goldoni a S. Luca. Inguanotto, noto socialista, era marito di Filomena Ferrazzutto, sorella di Ventura .
Emilio Scarpa nasce a Venezia il 23 ottobre del 1895 in una modesta famiglia molto religiosa . Il padre è ignoto. Ancora ragazzo entra nel seminario e segue gli studi ecclesiastici , ma poi lascia quella strada e va a Milano ove lavora alla Breda Fucine come operaio. Nel 1923 aderisce al PCdI, ma è espulso perché dopo il primo arresto e la condanna fà domanda di grazia. Infatti, il suo nome era in un elenco di spie caduto nelle mani della direzione generale di PS. Scarpa successivamente lavora nel campo cinematografico come aiuto regista, tecnico di montaggio e riduttore di lungometraggi d’importazione. Nel 1931 è arrestato per aver diffuso volantini antifascisti da lui stesso compilati. . È così condannato a tre anni. È trasferito a Lipari poi a Ponza e infine a Cuglieri in Sardegna. È liberato il 29 giugno del 1934. Rientra a Roma, dove è discriminato come antifascista, lavora nel settore del noleggio di pellicole cinematografiche. Nel 1939 presenta alla Biennale di Venezia un interessante documentario dal titolo “ Venti anni di film muto in Italia”. Nel 1940 è assunto dalla Cromos Film, si trasferisce a Torino, dove collabora alla realizzazione del film “ Il diario di una stella “. Considerato un soggetto pericoloso per l’ordine pubblico , nel 1940 è fermato e, come molti antifascisti, internato nel campo di concentramento di Istonio (1). Liberato nel 1942 rientra a Milano ed entra in contatto con i vecchi compagni nel MUP. Nel frattempo è assunto dalla Dora Film e come aiuto regista collabora alla realizzazione del lungo metraggio “ La casa sul fiume “ (5). Durante la Resistenza collabora con il Centro Clandestino Raccolta Notizie costituito dai redattori dell’AVANTI ! di Milano che avrà trentaquattro caduti nella lotta partigiana. Rientra a Venezia e con Cesare Lombroso fà da raccordo con i compagni milanesi del Mup. In laguna realizza l’unica edizione dell’Avanti! clandestino che è distribuito presso la pasticceria di Tiziano Inguanotto al Ponte dell’ovo, nei pressi di Campo S. Luca. E’ membro del Comitato Militare Regionale Veneto del CLN e svolge un’azione di collegamento con i partigiani del Basso Piave. Per la realizzazione dell’ edizione clandestina dell’Avanti in laguna è arrestato e portato nel campo di sterminio di Mauthausen. Nella prigionia è punto di riferimento di molti italiani che con lui condividevano la tragedia del lager. E’ trasferito a S. Aegyd il 21 febbraio del 1945 (2). Vede la fine della prigionia, ma non rientrerà in Italia perché la morte sopraggiungerà più rapida della libertà per le sue gravi condizioni fisiche. Scrive di lui il Pappalettera nel suo “ Tu passerai per il camino “ (3): Emilio Scarpa è per noi un buon papà, vecchio socialista perseguitato dal 1922, ha patito confino, galera e sabotaggio nella sua professione di regista cinematografico. Tutto questo ha aumentato in lui la passione nell’ideale, persino qui ne parla con tal entusiasmo da riuscire a contagiarci. Da lui ho compreso finalmente chi era Matteotti, e perché i fascisti l’hanno ucciso. Emilio racconta le avventurose vicende per stampare e distribuire un giornale clandestino, l’AVANTI ! Emilio Scarpa muore il 15/5/1945 appena dopo la liberazione del campo per opera delle truppe americane, lontano dalla sua amata città, Venezia, senza assaporare la tanto amata libertà.
1) Il campo per gli italiani “pericolosi” di Istonio Marina.
Da I Campi di concentramento in Abruzzo (1940-1944) di Costantino Di Sante:
Il campo di Istonio Marina fu uno dei primi campi abruzzesi ad essere allestiti. L’11 giugno 1940 era già attivato: era costituito dall’albergo dell’avv. Oreste Ricci e dalla villa degli eredi Marchesani, entrambi nel rione marino. Aveva una capienza complessiva, preventivata all’inizio, di 280 posti, poi diminuita a 170. Il servizio di sorveglianza era effettuato da 12 carabinieri, e quello sanitario dal Dr. Nicola D’Alessandro. A dirigere il campo, fino al 16 agosto 1943, venne riassunto il Commissario in pensione Giuseppe Prezioso, poi sostituito dal Vice Commissario Aggiunto di P.S. Giuseppe Geraci. Nel campo di Istonio vi si internarono, soprattutto, italiani ritenuti “pericolosi”, e solo negli ultimi mesi, precedenti la chiusura, gli slavi. Nel luglio 1940 arrivarono i primi 79 internati, tutti italiani. Sei di essi erano stati internati, perché “sovversivi schedati”, gli altri perché ritenuti “pericolosi in linea politica”. Il 15 settembre erano presenti nel campo 109 internati tutti italiani ritenuti “pericolosi”. Per tutto il 1940 venne utilizzato solo l’albergo, mentre la villa degli eredi Marchesani rimase quasi sempre vuota. Nell’estate del 1941 il campo venne interamente occupato: superò pure il limite massimo di capienza, raggiungendo, nell’autunno dello stesso anno, le 185 presenze con ben 15 internati in più. Nel mese di gennaio 1941 venne scoperta, dallo stesso direttore, un’organizzazione sovversiva che si stava formando all’interno del campo: i promotori, Mauro Venegoni e Angelo Pampuri, vennero trasferiti alla colonia delle Tremiti. Anche nel 1942 il campo rimase sovraffollato; solo nel 1943, il numero degli internati scese, intorno alle 150 presenze. Nello stesso anno arrivarono, trasferiti da Tortoreto, 52 internati “ex Jugoslavi” ed in seguito altri slavi, trasferiti da diversi campi, tutti ritenuti particolarmente “ostili verso l’Italia” . Le condizioni di vita, nel campo di Istonio, vennero rese difficili dalla mancanza di spazio e degli infissi in alcuni locali, dall’insufficienza dei servizi igienici, dalle difficoltà di approvvigionamento del vitto e dall’atteggiamento arbitrario, nei confronti degli internati, del direttore Vincenzo Prezioso. All’inizio il direttore non autorizzò l’approntamento di una mensa comune nel campo e costrinse gli internati ad andare nelle trattorie del paese, creando gravi disagi ai meno abbienti. In seguito venne stipulato, per il servizio mensa, un contratto con la ditta S.P.I.A. Molini e Pastifici di Casalbordino, la quale, peraltro, spesso distribuì cibo avariato agli internati. Dopo il, 25 luglio 1943, le autorità militari sollecitarono la chiusura del campo, perché nei pressi di Istonio erano iniziati dei lavori di fortificazioni per la difesa del territorio, e gli internati, dei quali alcuni accusati di spionaggio, potevano vedere, sapere e forse riferire quello che si stava facendo. Il Ministero dell’Interno, per la mancanza di posti disponibili in altri campi, dispose, solo il trasferimento degli elementi più pericolosi mentre il campo continuò a funzionare fino alla fine del settembre successivo.
2) Vedi lettera del Borgomastro di S. Aegyd al Pappalettera 24/6/64 – in “ Tu passerai per il camino “ Ed Mursia – Milano 1965 - pag 163
3) Vedi Pappalettera “ Tu passerai per il camino “ Ed Mursia – Milano 1965 pag 44
4)Vedasi l’articolo di Luigi Ferroni dal titolo “Emilio “ – Su “ Il Secolo nuovo “ Venezia 16/5/1946
5)Vedasi per maggiori notizie “ Il movimento di unità proletaria 1943-1945 – Carocci Editore – Roma 2005 Pag. 254
Testo leggibile dal manoscritto autografo
Dalla mia prigione.
Anche questa volta spero farvi avere questa mia lettera . Cara Mamma la mia salute è ottima , così spero di tutta la nostra famiglia e la piccola Voli . Ma se tu mamma sapessi quanto ho lottato su questa mia gioventù per la mia famiglia e per una vera patria , ora mi ritrovo su una cella ma devo sempre sorridere perché farò il bene della mia famiglia . Tutto passerà anche questa vita di tortura sotto queste belve fasciste che non finiscono mai di assettarsi del nostro sangue . Ma verrà un giorno che potrò baciare te e la famiglia .. Allora ti spiegherò bene cosa facevo su questo maledetto carcere , e poi mi vendicherò perché un’idea è un’idea, e non sarà capace nessuno al mondo troncarmela . Ti mando i più cari saluti e te e famiglia . Un bacio alla piccola Voli . Ci vedremo presto Emilio
Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Febbraio 2012 20:40