Via Rasella e la liberazione
La scuola fascista
Gli scioperi del 43 - 44
Prima della Costituzione
Dopo il 18 Aprile: la persecuzione dei partigiani
Vite e Volti della Venezia di ieri
Totalitarismi , Lager, Gulag
DUE O TRE COSE SUL FASCISMO, VIA RASELLA E LA LIBERAZIONE
Alcune puntualizzazioni sui tre articoli apparsi sul “Gazzettino†tra luglio e agosto nei quali l’opinionista Massimo Fini tocca la storia della Resistenza.
1) Adesione in massa al fascismo - Il consenso reale non è misurabile quando i dissenzienti devono tacere. Era vasto tra i giovani, fascistizzati fin dalla scuola elementare, largo nel ceto medio, ben scarso nel mondo contadino (allora la metà della popolazione) e tra gli operai.
2) Adunate oceaniche - Erano programmate e capillarmente organizzate dai “Gruppi rionali fascisti†fin dal 1935 coinvolgendo fiduciari di fabbrica, capi fabbricato, fiduciari del “Dopolavoro†e così via : c’era spontaneità ma anche pressione. E’ ingiusto affermare che gli italiani erano tutti fascisti e poi tutti antifascisti. Non è vera neanche la seconda parte dell’asserzione: quel 5% che era stato a favore di Salò lo ritroviamo nel dopoguerra a votare MSI.
3) “Abbandonare i tedeschi l’8 settembre fu atto profondamente sleale e vile†- L’Italia era allo stremo, non aveva pià risorse per continuare la guerra, l’armistizio non era una opzione ma una assoluta necessità . Questo era ben evidente ai tedeschi che si attendevano questa uscita dal conflitto e fin da prima della caduta di Mussolioni avevano preparato i piani per l’occupazione del paese (avevano approntato anche i lager per i nostri soldati). Nel 1944 uguale inversione delle alleanze, nell’interesse nazionale operarono romeni e finlandesi. Questi liberarono dai tedeschi anche il nord della Norvegia. In Finlandia nessuno considera quella storia “sleale e vileâ€-
4) Fini scrive che “l’intero popolo italiano dopo il 1943 si mise alla finestra in attesa di salire sul carro del vincitoreâ€. Chi ricorda quei tragici anni sa come la stragrande maggioranza della nostra gente avesse viva coscienza che la pace si poteva ottenere solo con la caduta di Hitler e Mussolini, nella convinzione che vincere la guerra da servi dei tedeschi, che tali eravamo, non certo alleati, sarebbe stata la peggiore delle tragedie.
5) Per affermare che la Resistenza ebbe un ruolo marginale Fini la mette a confronto con l’intera seconda guerra mondiale. La liberazione dell’Italia, come del rewsto d’Europa, derivò dalla distruzione della macchina bellica nazista, non in piccola parte per merito dell’Armata Rossa (Stalingrado, battaglia decisiva della guerra avenne un anno e mezzo prima dello sbarco in Normandia e prima che significativi aiuti americani arrivassero in URSS).
Certo che a confronto con i 20 milion i di morti sovietici sono poca cosa i 20.000 soldati nostri caduti per mano dei tedeschi subito dopo l’8 settembre 1943, i 50.000 morti partigiani, i 12.000 caduti del Corpo di Liberazione del sud operante a fianco degli alleati, i 20.000 soldati caduti da partigiani all’estero, i 30.000 deportati politici e razziali rimasti nei lager, i 10.000 civili massacrati nelle stragi nazifasciste e i 40.000 soldati prigionieri in Germania che non tornarono a casa.
Ma questi 180.000 caduti italiani,prezzo della Resistenza, sono tanti rispetto ai 40.000 soldati alleati (americani, inglesi, neozelandesi, polacchi, canadesi, indiani, ecc.) morti sul fronte italiano, e tanti anche rispetto, ad esempio, ai 290.000 americani caduti in quella guerra, in maggioranza sul fronte del Pacifico.
6) Su viua Rasella e Fosse Ardeatine Fini veicola menzogne storiche smentite da centinaia di saggi e decine di processi. Scrive che “vigeva la Convenzione di Ginevra che ammetteva il dirittom di rappresagliaâ€. A prescindere dal fatto che Ginevra 1929 riguardava soltanto i prigionieri di guerra, il voler far credere che i nazisti osservavano le leggi internazionali di guerra è una vera mistficazione. In Italia, come su tutti gli altri fronti e paesi occupati, essi fecero strame di ogni legge , convenzione, trattato o accordo.
Secondo il diritto allora prevalente (Aia 1907) le rappresaglie dovevano seguire ben precise modalità : essere precedute dalla ricerca dei colpevoli e doveva essere intimato a questi di presentarsi, doveva esserne dato avviso alla popolazione, dovevano essere eseguite su persone presumibilmente vicine agli attentatori (i 57 ebrei delle Ardeatine certamente non lo erano), non dovevano essere eccessive, dovevano essere eseguite in pubblico e co l’assistenza religiosa. Niente di questo fu attuato alle Ardeatine.
Durante il processo contro i gen. Maelzer e Makensen (comandante piazza di Roma e rispettivamente 14 ° armata) tenuto a Roma avanti alla corte militare inglese il “prosecutor†col. Halse rivolto agli imputati che avevano parlato di rappresaglia rispose: “Voi come soldati, io come uomo di legge, sappiamo bene che queste uccisioni con colpo alla nuca e mani legate dietro la schiena non sonpo rappresaglia ma brutale massacro†(28.11.1946).
In questo processo, come nel successivo tenuto nel 1947 a Venezia contron il maresciallo Kesselring, processi condotti con estremo scrupolo, approfondimento e serietà , i tribunali inglesi rigettarono totalmente la tesi della rappresaglia condannando a morte gli imputati (sentenze successivamente commutate nell’ergastolo, poi in detenzione. Solo Maelzer morì ion carcere).
A Roma gli imputati negarono aver fatto un invito ai responsabili di via Rasella a presentarsi e questo risulta dagli atti. Come risulta che militari tedeschi che si rifiutarono di obbedire alla rappresaglia non ebbero conseguenze.
Infine, sul valore e sul senso della nostra Resistenza ha detto il presidente Ciampi (2004): “La Resistenza è stato il modo in cui un popolo ha conservato l’onore ed il rispetto di se stesso. E’ stato esperienza di impegno e di sacrificio per la Patria. Senza la Resistenza questo paese sarebbe peggioreâ€.
Mario Bonifacio ANPI Mestre
Intervento pubblicato su il Gazzettino il 20 sett. 2007.
La scuola fascista
Intervento a Radio Cooperativa – Trasmissione dell'ANPI del 14.11.08